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Chi se ne frega di Erri De Luca, a noi servono infrastrutture

by La Redazione
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tav cantiereRoma, 21 ott – Diciamocelo: chissenefrega di Erri de Luca, delle sesquipedali idiozie che vomita ogni tre per quattro e delle sue manie di persecuzione.

Quello che è preoccupante è l’estrinsecarsi dell’Erri-pensiero all’interno di un “frame”, di una cornice molto ben consolidata nelle menti della stragrande maggioranza delle persone, che guarda con malcelata ostilità alla realizzazione delle infrastrutture di base necessarie allo sviluppo dell’economia reale.

In occasione del primo Forum internazionale di Conftrasporto a Cernobbio, Confcommercio ha pubblicato uno studio secondo il quale l’Italia perde 42 miliardi l’anno a causa della mancanza di infrastrutture. Negli ultimi vent’anni non sono state costruite strade e anche l’alta velocità ferroviaria si è arenata. Lo studio afferma che negli ultimi dieci anni il traffico merci in Italia è crollato di quasi il 18%.

Detto in altre parole: abbiamo bisogno di investimenti per centinaia di miliardi e per molti anni. Le frenesie luddiste, regressive ed ambientaliste hanno come unico effetto quello di trascinare il mondo nel baratro del sottosviluppo, e quindi, sia detto di passata, dell’irrisolutezza della questione demografica. Siamo talmente abbruttiti dai media e dal soffocante conformismo di massa che tendiamo a dimenticare che quello che distingue l’uomo dalla bestia non è un astratto “antropocentrismo” come favoleggiano i misantropi animalisti, bensì le capacità creative e cognitive del primo, del tutto negate alla seconda. L’uomo è in grado di scoprire le leggi dell’universo e di applicarle, nella forma di tecnologia, per l’avanzamento della propria comunità e della propria specie. Possiamo considerare l’economia come una serie di step la cui produttività è definita dal livello di avanzamento tecnologico. Poiché la popolazione cresce, uno step produttivo caratterizzato da una certa tecnologia tende a esaurire le risorse definite da quella tecnologia. Ergo, compito dei governi delle nazioni è garantire che si mobilitino investimenti sufficienti a sviluppare una tecnologia più avanzata che definisca nuove e più abbondanti risorse.

Esiste la teoria (malthusiana e britannica) per cui viceversa la soluzione è quella della decrescita della popolazione, dei consumi e della produzione, ma  si tratta di un’illusione suicida: se ho cibo per un mese, sarei fesso a non approfittare di questo lasso di tempo per cercarne altro, limitandomi magari a dimezzare le razioni per farle durare due mesi. L’effetto sarà sempre l’esaurimento del cibo medesimo, ed in compenso avrò danneggiato la mia salute causa denutrizione e quindi anche la possibilità di procacciarmene altro.

Attualmente, solo la Cina (ed in misura minore la Russia) pare aver compreso questo paradigma economico, attraverso il finanziamento di una serie titanica di infrastrutture di portata euroasiatica, ed addirittura di un progetto per la futura estrazione dell’Elio-3 dalla Luna, che potrebbe essere utilizzato per la fusione nucleare. I critici definiscono fantascienza questa idea, senza considerare però le immense ricadute tecnologiche che questo tipo di progetti di lungo periodo hanno sempre mostrato, le quali poi possono fungere da base per incrementi della produttività generale.

Non è una cosa banale: la produttività è quella cosa che fa risparmiare risorse compreso ovviamente il lavoro, e quindi getta anche le basi per aumenti sostenibili dei salari, del tempo libero, della vita sociale e della cultura.

Altro che Erri de Luca, altro che decrescita felice, altro che No Tav ed altra teppaglia simile. Ciò che garantisce la crescita senza limiti è l’accesso libero a forme di energia migliori, accesso che permetterebbe l’apporto di crescenti quantità di energia libera ai processi produttivi in senso lato, ma è ovvio che se si bloccano gli investimenti (pubblici e, di conseguenza, privati) resta solo la stagnazione tecnologica e produttiva.

È questo il vero problema dei nostri tempi, non le fregnacce di de Luca.

Matteo Rovatti

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1 commento

nota1488 21 Ottobre 2015 - 2:11

Eh ma poi se fai le infrastrutture come facciamo a vivere nel meraviglioso Terzo Mondo che la sinistra ha in mente per noi? Immaginate un’Italia sovrappopolata con un buon 60% di cittadini italiani di razza marrone, senza infrastrutture, senza lavoro, senza forze di sicurezza sufficienti a un tasso di criminalità senza precedenti, fame, malattie e degrado assoluto. Questo è il risultato dell’essere contro la “globalizzazione” del mercato ma assolutamente PRO globalizzazione delle persone, perchè siamo tutti appartenenti alla razza umana, mio sangue rosso come il tuo.
Buon Terzo Mondo a tutti!

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