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Roma, 12 ott – In queste ore sta montando la polemica su Enrico Esposito, braccio destro di Luigi Di Maio al ministero dello Sviluppo Economico. L’accusa è quella di essere un «hater sessista e omofobo». Un’accusa lanciata in anteprima dall’Espresso, il settimanale sempre pronto a dar la caccia alle streghe populiste. A essere incriminati sono alcuni tweet che Esposito ha pubblicato sui social tra il 2014 e il 2016, ossia prima che Di Maio lo investisse della carica di vicecapo dell’ufficio legislativo del Mise. Questi sfoghi su Twitter hanno due bersagli particolari: donne e omosessuali.

Ad esempio, a proposito della forzista Michaela Biancofiore, Esposito commentò: «Non c’è modo migliore di onorare le donne mettendo una mignotta in quota rosa». Oppure, sempre a proposito delle donne in politica: «Comunque sono contento delle quote rosa al governo, almeno le leviamo da mezzo alla strada». Ma non vengono risparmiati neanche gli omosessuali: «Dolce e Gabbana chiusi “per indignazione”. Ma si può sempre entrare dal retro». E Vladimir Luxuria? «In un paese serio va in galera, non in Parlamento». E ancora: «Quando ti chiamano “ricchione” o rispondi “a puttan e mammt” o vai a piangere dalla maestra. Se fai la seconda cosa, sei ricchione davvero».
Enrico Esposito, avvocato, ha conosciuto Di Maio ai tempi dell’università, quando erano colleghi di corso alla facoltà di Giurisprudenza della Federico II di Napoli. Ebbene, alle accuse che gli sono piovute addosso Esposito ha risposto ieri sera, giustificando le sue uscite con la teoria dell’alter ego: «Chi mi conosce sa benissimo che nella mia vita ho sempre avuto la passione per la satira e per il black humour. Infatti, proprio nel periodo di quei tweet riportati dall’Espresso avevo creato un personaggio radiofonico, chiamato Gianni il Riccone, che impersonava il mio alter ego razzista, omofobo, sessista». Per questo, Esposito parla di «macchina del fango» e «campagna diffamatoria» (cosa peraltro tutt’altro che sorprendente quando ad accusarti è l’Espresso). E il braccio destro di Di Maio prosegue: «La cosa che più mi ha fatto male è che quelle frasi siano state utilizzate contro di me per farmi sembrare un razzista, un sessista, un omofobo. Proprio io, che ai tempi delle lotte studentesche al liceo e all’università, mi sono sempre impegnato in prima persona, portando avanti battaglie sui diritti civili. Tutto cancellato da quattro battute di cattivo gusto che non rappresentano affatto, e addirittura sono l’opposto di quello che è il mio pensiero».
Vittoria Fiore

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