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raggi appendinoRoma, 21 giu – Se il buon giorno si vede dal mattino, stiamo proprio messi male. A cominciare dalla linguistica. Virginia Raggi e Chiara Appendino non sono i primi sindaci donne della storia d’Italia, tutt’altro. Sono tra le prime, però, a fare del proprio genere una bandiera politica. E la stampa si adegua. Nascono così le “sindache”. Sul Corriere della Sera, un giornalisto ha invitato a evitare “i pasticci, le formule scombinate e gli orrori grammaticali”. Giustissimo, peccato che lo abbia fatto per legittimare l’orrore degli orrori, ovvero la femminilizzazione forzata. Repubblica, poi, per eccesso di zelo, ha definito la Raggi “avvocata”. Il tutto avallato, per ragioni politiche e del tutto extra-linguistiche, dall’Accademia della Crusca, che poi ha il coraggio di farci le prediche sull’eccesso dei termini inglesi dopo che essa stessa ha contribuito a distruggere l’italiano. Certo, non è colpa di Raggi e Appendino se il giornalismo italiano ha deciso di mandare la lingua di Dante a puttane, ma queste forzature ideologiche sono figlie della stessa cultura di riferimento del M5S, quindi il fatto è di per sé eloquente.

Adesso, comunque, vedremo le due pasionarie all’opera. Ci sarà da divertirsi. A Roma, il M5S ha deciso di fare chiarezza sin da subito sulla sua collocazione: nell’emiciclo dell’Aula Giulio Cesare staranno a sinistra, di fatto “sfrattando” il Pd in un ideale passaggio di consegne tutto interno alla sinistra ideale. Che si siedano a destra o a sinistra, di sicuro i grillini romani avranno un potere che nessuno ha mai avuto, nella capitale: 29 seggi su 48, e tutti a un unico partito. Niente coalizioni, niente compromessi: è tutto in mano loro. La condizione ideale per fare la rivoluzione che i pentastellati hanno promesso da tempo. A patto di saperla fare.

A Torino, intanto, la Appendino darà le deleghe alle Politiche giovanili, alle Pari opportunità e alla Città universitaria al presidente dell’Arcigay di Torino Marco Alessandro Giusta. Che sarà sicuramente persona in gamba, non lo mettiamo in dubbio. Resta il fatto che, in termini politici, la sua nomina segna una direzione chiara sin da subito. Sembra sempre più evidente che, con la vittoria del M5S sul Pd alle scorse comunali, la nuova sinistra ha battuto la nuova destra.

Giorgio Nigra

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4 Commenti

  1. Bellissimo: “un giornalisto ecc. ecc.” Occhio alla tastiera. Per tornare all’argomento il femminile di avvocato è avvocatessa, neanche si sforzano di declinare sindaco con sindachessa

  2. In primis, sorge spontaneo un “chi se ne frega” se una donna la chiamano sindaco/essa, avvocato/essa, dottore/essa, etc,… Come se questo fosse un problema di grande rilevanza. Per la serie, con tutti i problemi che abbiamo, andiamo a perderci a discutere del sesso degli angeli…..

    In secundis femminile di avvocato è avvocatessa, mentre sindachessa è scherzoso o spregiativo. Oppure è corretto, ma se si indica la moglie del sindaco.

    CFR:
    http://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/s/sindachessa.aspx?query=sindachessa

    Ci si dovrebbe rendere conto che è in atto una femminilizzazione della società e dello Stato (e dunque della lingua) che infatti si riflette con questi “disguidi” linguistici e questi dubbi e accuse alla lingua di Dante di essere “maschilista”.

    La lingua italiana predilige il maschile (soprattutto in ambito politico), perché è una lingua tradizionale, direttamente derivata dal latino. In queste lingue si predilige il maschile, perché rappresenta l’aspetto virile, forte, da contrapporre a quello femmineo, muliebre, più debole e soprattutto in ambito politico questo a un preciso significato.

    Infatti farei notare, a riprova, che è stato scelto il presidente dell’arcigay per una carica politica.

    E aggiungerei che il vero femminino non ha bisogno di questi contentini per essere celebrato e onorato.
    Personalmente, io, come donna, non mi sento affatto minacciata da appellativi di genere maschile, perché sono donna e non femmina, stessa distinzione che si può fare uomini e ominicchi.

  3. La parola Sindaca è utile ad agire sulle discriminazioni usate nel linguaggio e ad eliminare gli stereotipi. Molto spesso per definire delle professioni si tende ad utilizzare il termine rivolto solo al maschile come se ad una donna possa essere vietato fare l’idraulica. Pertanto utilizzare il termine Sindaca non esalta la differenza ma pone nel giusto equilibrio l’utilizzo di un termine rivolto al maschile e di un termine rivolto al femminile. Che siano differenze di genere o altro non vanno nascoste, ma vanno accettate. In una società che lotta contro le discriminazioni gli stereotipi e le violenze contro le donne, va combattuta anche una certa predominanza maschile nell’uso del linguaggio. Parità di trattamento è li dove anche la donna possa sentirsi rappresentata anche nell’uso del linguaggio e che non venga vista solo come oggetto da mettere in vetrina.

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