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Roma, 1 nov – Gli immigrati a cui è stato negato il diritto d’asilo e che ricorrono al tribunale nel 40% dei casi vincono la causa. A riferire questi dati è il quotidiano La Stampa, che specifica come “A differenza di ciò che vuole la vulgata, la maggior parte dei richiedenti asilo lo ottiene al primo colpo”. Tutte balle, quindi, quelle secondo cui l’iter per ottenere l’asilo è un’impresa assai ardua in Italia e che solo pochissimi lo ottengono. Perché a fronte di commissioni rigorose, che rigettano le domande non rispondenti ai criteri per cui si ha diritto a una qualche forma di protezione, che sia lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria o la protezione umanitaria, ci sono giudici e tribunali pronti a ribaltare le decisioni della commissioni territoriali.

Riportiamo anche noi questi dati: Dal 2010 a oggi le domande presentate in Italia sono state 364.469. Di queste solo il 35% è stato rigettato in prima istanza dalle commissioni territoriali. Ma questo dato deve essere quasi dimezzato, dal momento che ben 67.671 migranti si sono rivolti a un avvocato che ha avviato le pratiche per il ricorso contro il rigetto della loro domanda. Gli avvocati gongolano, dato che quello dei ricorsi è un business che fruttano cifre che possono superare anche i 100mila euro al mese per alcuni studi. Ovviamente il patrocinio è pagato con i soldi degli italiani dato che per i migranti è gratuito.

Al netto della lunghezza dei tempi burocratici italiani, che al momento ha preso in esame circa la metà di questi ricorsi, nel 53,17% dei casi i giudici hanno concesso l’asilo ribaltando la decisione delle commissioni territoriali.

Se si somma questo dato al numero di richieste ancora pendenti, dato che l’asilo è stato concesso al primo colpo nel 40% dei casi, si noterà come il 60% di chi arriva in Italia prima di essere rimandato a casa perché privo del diritto di rimanere nel nostro Paese, resta in Italia per anni. E abbiamo già visto come i rimpatri siano praticamente inesistenti.

Anna Pedri

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