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Udine, 1 nov – Cronache di ordinaria follia immigrazionista: a Udine, presso la scuola media “Valussi”, bambini e immigrati condividono gli stessi bagni, nelle stesse ore. L’istituto, infatti, oltre alle normali lezioni scolastiche, ora ospita anche i corsi per i richiedenti asilo. Incredibilmente, questo non avviene quando solo quando gli studenti sono a casa, ma anche di mattina, quando i bambini sono in classe. Se non altro le classi usate sono differenti, ma immigrati (che in quanto richiedenti asilo sono persone dal profilo ancora non chiaro) e alunni condividono alcune aree comuni come i corridoi e i bagni.

Una situazione nel migliore dei casi imbarazzante, nel peggiore a rischio sicurezza. E come si è pensato di risolvere la cosa? Forse evitando che gli orari di studenti e immigrati si sovrappongano? Macché, è stato predisposto l’obbligo per il personale Ata di accompagnare i ragazzi alla toilette. Come per gli stupri avvenuti in alcune città del Nordeuropa, in cui le istituzioni hanno suggerito alle donne di vestirsi in modo meno provocante, allo stesso modo a Udine la soluzione escogitata non è stata quella volta a risolvere il problema, piuttosto quella che ha limitato la libertà degli studenti.

I genitori, intanto, hanno cominciato a protestare. Alcuni di loro si sono addirittura rivolti al sindaco di Udine, Furio Honsell, incontrato insieme all’assessore all’Educazione, Raffaelle Basana, al dirigente scolastico Umberto Ranauro e alla dirigente del centro provinciale per l’istruzione degli adulri, Vilma Candolini. Il sindaco è stato chiaro: “La responsabilità sull’organizzazione di questi corsi non è in capo al Comune, ma è congiunta tra i dirigenti e l’ufficio scolastico regionale. All’inizio di quest’estate abbiamo formulato alla dirigenza scolastica delle proposte che, purtroppo, non sono state prese in considerazione. Proposte che prevedevano lo svolgimento delle lezioni per adulti in orario pomeridiano-serale e non al mattino dunque e che evitavano proprio la promiscuità tra adulti e ragazzi alla scuola Valussi”.

Roberto Derta

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