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Tor Tre Teste: dopo lo stupro della 18enne il Comitato Remigrazione sfida silenzio e buonismo

by La Redazione
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Roma, 27 nov – A Tor Tre Teste, nel luogo in cui una ragazza di 18 anni è stata violentata davanti al fidanzato da un branco di stranieri, il Comitato Remigrazione e Riconquista ha riportato al centro della scena una questione che parte della politica continua a rimuovere. Ieri sera, con un blitz mirato, i militanti hanno esposto uno striscione che recitava «contro i criminali d’importazione, unica risposta remigrazione», accompagnato da fumogeni e bandiere tricolori. È stata un’azione simbolica ma puntuale, perché ha colpito il cuore di un quartiere che da anni vive un degrado strutturale e una presenza criminale ormai fuori controllo, frutto diretto delle politiche di accoglienza senza limiti.

A Tor Tre Teste blitz del Comitato Remigrazione

La mobilitazione arriva mentre l’inchiesta sullo stupro compiuto da tre giovani marocchini prosegue nel silenzio quasi imbarazzato di gran parte dei media. Proprio pochi giorni fa il Primato Nazionale aveva raccontato gli arresti degli aggressori e l’immediata evaporazione della notizia nel circuito mainstream, come se l’informazione avesse paura di nominare la realtà per non incrinare il dogma dell’integrazione. È il riflesso consueto: quando la cronaca svela gli effetti concreti dell’immigrazione incontrollata, la reazione è spegnere i riflettori, negare la correlazione, fare un passo indietro per non disturbare la narrativa politicamente corretta. Sul posto, il portavoce nazionale del Comitato, Luca Marsella, ha denunciato le responsabilità politiche del V Municipio, guidato dal centrosinistra, che negli ultimi mesi ha vietato ai residenti di organizzarsi in forme di sorveglianza civica. Una scelta che oggi appare persino surreale, perché mentre l’amministrazione predicava inclusione e demonizzava la difesa del territorio, una ragazza veniva aggredita in modo brutale e un’intera famiglia veniva travolta da un trauma irreversibile. Marsella parla di un’amministrazione fallimentare, ingabbiata in convinzioni ideologiche e incapace di ascoltare chi vive davvero la periferia. L’accusa è netta: il Municipio dovrebbe prendere atto dell’inefficacia delle proprie scelte e rassegnare le dimissioni.

La retorica della borgata solidale

Il clima della periferia est, del resto, racconta più di mille comunicati. In queste ore sta circolando anche il post di “Quarticciolo Ribelle”, la sigla della sinistra locale nota per le proteste sulla casa, che ha tentato di spostare il discorso evocando vecchie polemiche sugli sfratti e accusando chi denuncia il degrado di “speculare” sullo stupro. Ma questa volta la narrazione non ha retto. Sotto quel post, infatti, si è riversata la frustrazione degli abitanti del quartiere, stanchi di minimizzazioni e di moralismi. I commenti parlano chiaro: per molti residenti l’emergenza non è ideologica, è quotidiana, concreta, vissuta sulla pelle. Si parla delle bande di magrebini che infestano Quarticciolo e Tor Tre Teste, della paura che accompagna chi rientra a casa la sera, della rabbia verso un buonismo che viene percepito come complice. È un coro spontaneo e trasversale che smonta in tempo reale la retorica della sinistra di quartiere e restituisce una fotografia autentica della periferia romana.

Remigrazione sbarcherà a Roma molto presto

In questo quadro, il Comitato Remigrazione e Riconquista annuncia che nelle prossime settimane presenterà ufficialmente anche a Roma la proposta di legge sulla remigrazione, con una campagna di raccolta firme che accompagnerà il percorso fino al Parlamento all’inizio del nuovo anno. L’obiettivo è trasformare l’indignazione popolare in un’iniziativa politica strutturata, riportando al centro sicurezza, identità e responsabilità istituzionale. Tor Tre Teste, così, diventa un simbolo. Non solo del fallimento delle politiche che hanno consegnato interi quartieri al degrado, ma anche della reazione di un’Italia che non accetta più di subire in silenzio. Un’Italia che chiede verità, che non vuole vedere occultata la matrice dei reati, che pretende che qualcuno risponda degli errori commessi. È la fotografia di una capitale che resiste, nonostante tutto, al tentativo di normalizzare l’insicurezza. E soprattutto è la prova che, quando lo Stato arretra, c’è ancora qualcuno disposto a riempire il vuoto.

Vincenzo Monti

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