Roma, 26 apr – Che gli antifascisti – per citare il nostro direttore Adriano Scianca nel suo editoriale di ieri – abbiano perso “la battaglia per lo sradicamento del fascismo dalla coscienza collettiva” è ormai assodato; e che in reazione a questo, cerchino costantemente di mettere in atto una repressione liberticida corredata dall’evergreen vilipendio di cadavere, non dovrebbe stupirci. Ma questo non significa che ci si debba abituare. Ultimamente, ci aveva pensato un Jim Carrey al punto più basso della sua parabola umana e artistica, che se l’era presa con il corpo di Mussolini e della Petacci e ne aveva insultato la nipote vivente, a ricordarci che – forse – non tutti i casi umani sono antifascisti ma tutti gli antifascisti sono casi umani. Nei giorni scorsi, invece, complice l’atmosfera da baccanale a base di vino in cartone e pentolacce di pastasciutta scotta che accompagna sempre il 25 aprile, il sedicente street artist torinese Andrea Villa, detto anche il “Banksy di Torino” si è voluto esprimere sull’argomento Liberazione. Noto per le sue opere “provocatorie” – provocatorie e innovative come potrebbe esserlo Rosy Bindi – ha attaccato tre manifesti con la foto di Benito Mussolini capovolta, accompagnata dalla scritta “Non fare il salame, rifiuta il fascismo”. I manifesti sono stati affissi a Rondò della Forca e la scelta della zona non sembra essere affatto casuale.

Storia di Marilena 

Rondò della Forca si posiziona tra corso Regina Margherita, corso Valdocco e corso Principe Eugenio e fino al 1863 era luogo adibito alle pubbliche impiccagioni. E proprio l’ultima esecuzione del luogo, seppur postuma, risale al 1945 quando Marilena Grill, 16enne valdese accusata di essere una spia fascista, venne fucilata dai partigiani. La colpa della ragazzina era stata quella di arruolarsi “nel Saf, il Servizio ausiliario femminile della Repubblica di Salò, nel ’44”. La sua esecuzione provocò una divisione all’interno del plotone di partigiani: il comandante del plotone, Alberto Polidori si rifiutò di sparare, affermando che non avrebbe potuto assassinare delle bambine. Ma tale Pierin d’ la Fisa alzò il mitra e crivellò Marilena con una raffica, senza curarsi del fatto che gli organi di governo della Resistenza avessero ordinato di fermare le esecuzioni sommarie.
Che cosa ha voluto comunicarci Villa quindi, con la sua “arte”? Che chi segue l’ideale del fascismo lo fa a proprio rischio e pericolo e va appeso come un salame, o ancora meglio falcidiato da una scarica di colpi come fecero con quella ragazzina di sedici anni nel maggio di 74 anni fa? Esattamente vorrebbe fare paura a chi? E chi ci penserebbe a giustiziare gli incauti fascisti, ci pensa il Banksy dei poveri di Corso Principe Eugenio?

Sangue di Enea Ritter

Cristina Gauri

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