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Roma, 26 apr – E’ giallo sul debito di Roma Capitale. Mentre imperversa la polemica su Salvini che ha imposto lo stralcio del cosiddetto salva Raggi dal decreto Crescita, suscitando le ire di Di Maio e soci, che non hanno potuto foraggiare la sodale a 5 Stelle Virginia Raggi, spuntano (almeno) due versioni sullo stato dei conti del Campidoglio.

Lemmetti: “Dal 2021 in poi crollo del bilancio”

Dal 2021 il bilancio di Roma inizierà a scricchiolare, poi ci sarà il crollo. Se non ci sarà un intervento in Parlamento al decreto Crescita e in particolare alla norma salva Roma, lo Stato fra tre anni dovrà sopportare il buco della gestione commissariale”. E’ la previsione apocalittica dell’assessore al Bilancio di Roma, Gianni Lemmetti. “Questa è la riprova di quanto l’iniziale norma proposta fosse sana”, aggiunge l’esponente pentastellato auspicando che le Camere possano sanare l’approvazione parziale (nel senso, rimettere i soldi nel pacchetto) del salva Roma dell’ultimo Consiglio dei ministri a causa dell’opposizione della Lega.

Morassut: “Il maxi debito è una bufala”

Il maxi debito di Roma Capitale è una bufala: “Fu una costrizione mediatica di Berlusconi e Alemanno del 2008, partorita per demolire le precedenti amministrazioni e dare alla destra un Comune con un bilancio lindo e pinto”. Ma il buco “non era vero”, e adesso infatti, “dopo dieci anni le bugie su Roma si stanno sgretolando”. Ne è convinto il deputato del Pd Roberto Morassut, già assessore all’Urbanistica e a Roma Capitale nella giunta Veltroni (2001 poi riconfermata nel 2006). “Roma aveva, in quel momento, un debito storico pro capite più basso di Torino e Milano, ma Alemanno aveva le casse vuote per due motivi: i mancati introiti dell’Ici (pari a 500 milioni di spesa corrente) abolita da Berlusconi senza compensazioni e i mancati trasferimenti della Regione sul fondo trasporti”, spiega l’ex assessore. A quel punto, poiché Alemanno “non sapeva come pagare gli stipendi” fu inventato il “debito pregresso” calcolando una massa debitoria gonfiata. Il tutto con un’operazione contabile che la stessa Corte dei conti giudicò scorretta pochi mesi dopo. Dopo di che, altra “furbata”, “questo debito fu trasferito a un commissario governativo e da allora viene pagato spremendo oltre misura le tasche degli italiani e dei romani, ammazzando imprese e famiglie”, è l’accusa di Morassut.

“Altra fake news è quella sul Piano regolatore”

Inoltre ci sarebbe un’altra fake news, legata alla presunta cementificazione del territorio “inscritta nel Prg del 2008”, il Piano regolatore generale varato dall’amministrazione capitolina, al quale la stessa amministrazione Raggi, nel documento statistico del Comune del 2017, attribuisce la facoltà miracolosa di aver trasformato Roma nella città “più verde d’Europa”. Ebbene, sempre secondo Morassut, “questo documento rappresenta una pietra tombale su anni di calunnie massimaliste, grilline e mediatiche” perché “come è noto (anche dalla vicenda del bilancio) il contenzioso urbanistico è una delle cause principali dello storico indebitamento di tutti i comuni italiani (non solo di Roma) perché la mancanza di una moderna legge urbanistica e il costo degli espropri nega da 50 anni la possibilità di regolare in modo equilibrato il rapporto con la rendita urbana”.

“Il M5S è il nulla, oltre che privo di onestà”

Ecco, in questi ultimi tre anni poi, la situazione è precipitata, con “il Movimento Cinque Stelle” che “ha dimostrato di essere il nulla” e “a questa destra”, a detta di Morassut responsabile di tutte le bufale, “non ha opposto nulla”. Anzi, “semmai ha usato la sua eredità per creare ulteriore caos sul quale a sua volta speculare”. Dimostrando, conclude l’ex comunista attaccando ancora i 5 Stelle, “nel teatro politico e sociale più terribile e impegnativo che può presentarsi a una classe dirigente, di essere privo di storia, di visione, di competenze, di capacità e anche (purtroppo) di onestà“.

La battaglia in Parlamento, il ruolo del Pd

A sentire il segretario Nicola Zingaretti, “il Pd farà la sua parte” e in Aula prenderà le difese di Roma Capitale per far riassegnare i soldi del governo centrale. E questo – assicura il governatore del Lazio – non va vista come una apertura al M5S (che, guarda caso, fa da stampella ai dem proprio alla Pisana), perché Roma “in quanto Capitale, viene prima di tutto”. Insomma, staremo a vedere. Con l’auspicio che la Lega, per poter continuare a motivare il suo stop ai soldi alla Raggi, indaghi meglio e venga a capo di questo debito “ballerino”.

Adolfo Spezzaferro

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