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Roma, 31 mag – Un mondo piatto, uniforme, grigio. E’ questo l’obiettivo non dichiarato del politicamente corretto portato all’estremo delirio. Produce sempre fesserie, purtroppo pericolose perché cancellano le differenze e il naturale confronto che ne consegue. Così dobbiamo assistere al costante chinare la testa di fronte allo sbraitare scomposto di chi si lagna per qualunque cosa, leggendoci discriminazioni anche quando si è semplicemente davanti a un assistente vocale.



Perché nella fattispecie di questo si tratta, di voci artificiali. Dopo la caccia al suono sessista da parte dell’Unesco, ecco che il network anglo-americano Virtue Worldwide e la ricercatrice danese Anna Jorgensen, in collaborazione con l’Organizzazione Onu per l’Educazione, tirano fuori Q, l’assistente vocale neutro volto a superare gli stereotipi di genere. D’altronde secondo l’Unesco le voci femminili preimpostate per gli assistenti vocali restituiscono l’immagine di una donna servile, sottomessa, remissiva. Dunque è necessario andare oltre, visto mai che il #MeToo mette in piedi un boicottaggio globale e la Boldrini di turno scrive un tweet indignato.

22 voci di trans 

Ecco allora la geniale idea: fondere voci di 22 transgender come base, shakerarle bene, attendere un attimo la magia et voilà: si ottiene un risultato elettronico mirabolante, con la compressione di tonalità in una banda di frequenze che oscilla attorno ai 153Hz “neutrali”. Girovagando su internet potrete constatare questo capolavoro della scienza, ascoltando le prime parole di un assistente vocale senza sesso.

Adesso i vari Microsoft, Apple, Google e Amazon potranno adottare questo sistema per evitare le vergognose discriminazioni di genere. Qualcuno potrebbe altrimenti offendersi. Ovviamente scordatevi di considerarvi uomini o donne quando ascoltate Q, lui vi sta già avvisando in inglese. Eccovi la traduzione del suo primo diktat: “Sono stato creato per un futuro in cui non siamo più definiti per genere, ma definiamo noi stessi”. Nessuno oserà più darvi del maschio o della femmina, cin cin.

Eugenio Palazzini

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3 Commenti

  1. La voce femminile di tonalità più alta è preferibile perché più chiara e comprensibile, ritoccare il timbro e creare nuove voci andrebbe benissimo se lo scopo fosse migliorare il suono, non propagandare ideologia.

    p.s. ricordo che l’Onu ci costa decine di milioni di euro annui e che è possibile tagliarli diventando osservatori all’onu rinunciando al voto (voto peraltro è inutile visto che comprare voti altrui costerebbe molto meno).

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