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Roma, 31 mag – Ci voleva proprio l’ultima puntata de Il falco e il gabbiano, dedicata interamente alle marocchinate. La trasmissione, condotta da Enrico Ruggeri su Radio24, è andata in onda ieri e ha puntato i riflettori sull’infame capitolo delle violenze dei Reparti marocchini del Corps expéditionnaire français en Italie. Ricordiamo che le Marocchinate furono episodi di stupri di massa, ai danni di svariate migliaia di individui di ambo i sessi e di tutte le età (ma soprattutto di donne) effettuati dai goumier francesi inquadrati nel Corpo di spedizione francese in Italia, durante la campagna d’Italia della seconda guerra mondiale. Questi episodi di violenza sfociavano a spesso in esecuzioni degli abitanti delle zone sottoposte a razzia e violenza, e raggiunsero l’apice durante i giorni immediatamente successivi allo sfondamento della linea Gustav da parte degli Alleati. 



Una storia che nessuno studia

Lodevolissima quindi l’iniziativa di Ruggeri, da sempre attento a fare luce e proporre tematiche (spesso volutamente) dimenticate e trascurate. Così come era avvenuto per la tragedia delle Foibe, il cantante milanese spiega che “questa storia non ve l’ha fatta studiare nessuno, né alle medie né al liceo, ma forse neppure all’Università”. “Vandali senza freni che si riversano su un Paese senza più risorse che ha sentito parlare degli alleati come i liberatori, ma non sarà così”, racconta. “La furia bestiale che si abbatté sugli Italiani è ancora in gran parte sconosciuta”, perché considerata un danno collaterale della “liberazione”. Un male necessario, pensa qualcuno.

Orrore senza fine

Nella trasmissione c’è spazio per parlare anche del libro Le marocchinate. Storia di uno stupro di massa di Emiliano Ciotti, presidente dell’Associazione nazionale vittime della marocchinate. Ciotti spiega che i goumiers non si limitavano a stuprare, ma uccidevano anche. Il parroco di Esperia, che aveva cercato di trarre in salvo alcune donne, venne legato a un albero e stuprato per una notte. Morì per le lacerazioni interne riportate. Gli uomini che tentavano di opporsi furono “sodomizzati, uccisi a raffiche di mitra, evirati o impalati vivi”. Alcune sfortunate subirono abusi da centinaia di soldati e morirono per i traumi fisici riportati. Alcune impazzirono. Dai verbali dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra emerge che anche “due bambini di sei e nove anni subirono violenza”. Un bollettino di guerra infinito, spiega Ruggeri, “rimasto però per lo più nascosto, sia per l’imbarazzo e la vergogna delle vittime, sia per l’evidente immagine negativa che questi fatti efferati avrebbero gettato sugli Alleati che arrivavano a liberare l’Italia dai nazisti”.

Cristina Gauri



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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Ed il mainstream che racconta solamente la storia vista da una parte.
    Come se le vittime che subirono tutto ciò avessero meno dignità di ebrei o prigionieri antifascisti.

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