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Roma, 2 ott – Si è scatenata una vera e propria bufera su Alessandro Strumia, professore di Fisica presso l’Università di Pisa. L’accademico italiano, infatti, ha osato intaccare uno dei dogmi del femminismo radicale e politicamente corretto: la (presunta) discriminazione delle donne sul lavoro. Durante un convegno sul tema «Fisica e parità di genere», organizzato dal Cern a Ginevra, Strumia ha mostrato statistiche di pubblicazioni, citazioni in riviste scientifiche e assunzioni, per arrivare alla conclusione che, nel mondo della Fisica, le donne non sono affatto penalizzate, ma che anzi sono gli uomini a essere discriminati.
Tra le prove fornite dal fisico italiano, ci sono per esempio l’Università di Oxford che «allunga i tempi degli esami per le donne», l’Australia che ha stabilito «quote rosa» per l’accesso ai posti di ricerca e, infine, l’Italia che favorisce l’iscrizione delle donne alle facoltà di scienze, tecnologia, ingegneria e matematica. In base alle slide presentate al convegno, dunque, Strumia afferma che gli uomini, anche quando si rivelano più bravi e competenti, vengono discriminati proprio in quanto uomini: «La Fisica non è sessista nei confronti delle donne. Tuttavia la verità non conta, perché è parte di una battaglia politica che viene da fuori. Non è chiaro chi vincerà».
L’intervento di Strumia non ha mancato di suscitare numerose polemiche, tanto che il Cern ha preso ufficialmente le distanze dal suo collaboratore. Immancabile, in questo caso, l’accusa di sessismo. Ma il fisico italiano si difende così: «Non ho mai fatto discorsi sessisti o discriminato le donne, ho semplicemente presentato una serie di dati, elaborati da ricerche degli ultimi anni, che dimostrano che nella fisica non c’è discriminazione delle donne, nonostante in tante al seminario al Cern abbiano voluto sostenere il contrario». Secondo Strumia, infatti, «i numeri oggettivi dimostrano che a livello di assunzioni si richiedono agli uomini parametri più elevati rispetto alle donne».
Il problema, pertanto, non sarebbe scientifico, ma prettamente politico: infatti il professore critica in particolare «quella cultura politica, spesso non sostenuta dalle donne, che vuole sostituire la competenza e il merito con una ideologia della parità». Per molti versi, la vicenda di Strumia ricorda quella dell’ingegnere James Damore. Questi era stato licenziato da Google per aver pubblicato un documento in cui criticava le misure adottate dal colosso della Silicon Valley per favorire l’assunzione di donne e membri delle minoranze etniche.
Elena Sempione

2 Commenti

  1. A forza di aiutare i presunti deboli e pseudo bisognosi si tagliano le gambe anche a persone valide e preparate……….è il famoso razzismo al contrario di cui siamo vittime anche noi italiani,dove a causa di un sistema corrotto e marcio molti giovani restano esclusi dai corsi di medicina in favore di minoranze extracomunitarie ed altre cause perse………oramai le femministe esistono solo per occuparsi di ignobili stronzate……… Pamela è morta invano.

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