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Roma, 11 mar – Celebrare la velocità, la forza della macchina a vapore, la potenza dell’acciaio e il progresso nella tecnica. In una parola: il Futurismo. Un ramo del movimento che sconvolse i canoni di inizio novecento non si interessò solo alla macchina a vapore e all’automobile come celebrazione della velocità, bensì l’aeroplano come musa ispiratrice per le loro opere d’arte. Già nel 1912 lo stesso Marinetti, fondatore del Futurismo, aveva scritto un’opera molto particolare, “L’aeroplano del papa”, composto mentre il poeta era al fronte in Libia durante il conflitto italo – turco. In quest’opera veniva celebrata l’aviazione, la velocità e la spettacolarità delle manovre dei velivoli italiani. Nel 1929, come per routine quasi, venne redatto un “Manifesto dell’Aeropittura futurista” che raccoglieva le firme dei più grandi artisti futuristi tra cui il sopracitato Marinetti, ma anche Balla, Depero e molti altri.
In provincia di Rovigo, nel 1908, nacque un esponente molto particolare di questo movimento: Nello Voltolina. Abbandonati gli studi di ragioneria, nello stesso momento della sua bocciatura scolastica avvenne la sua “sbocciatura di genio futurista”. Il giovane rodigino partecipò alla mostra degli anni ’30 “ I sette futuristi padovani” alla quale prese parte anche Tullio Crali, pittore italiano di origini montenegrine, massimo esponente dell’aeropittura. I suoi disegni sapevano trasmettere non solo il dinamismo del velivolo in movimento ma, quasi, la sensazione di freddo, di paura, di adrenalina che si prova nel momento in cui si è a bordo di un aereo.
Ma ritorniamo a Voltolina. Il giovane pittore ottenne grandi riconoscimenti dalla critica artistica dell’Italia fascista tanto che ottenne anche un posto alla successiva “Mostra di aeropittura futurista” gestita da, niente di meno che, Filippo Tommaso Marinetti.
Sarà nel 1934 quando Voltolina otterrà il massimo riconoscimento in ambito artistico. Sempre Marinetti, infatti, farà esporre le sue opere alla XIX Biennale di Venezia, celebre mostra culturale che si svolge ogni due anni nel capoluogo veneto. Le opere di Nello piaceranno molto al pubblico. Il pittore esporrà anche nelle mostre successive fino al 1940.
L’Italia, infatti, negli anni ’40 è impegnata nel secondo conflitto mondiale e, dal ’43, conoscerà la desolazione della guerra in casa propria. In particolare, Padova e altre città del nord Italia vennero pesantemente bombardate dall’aviazione alleata in quanto punti strategici e snodi di trasporto di armi e uomini della Repubblica Sociale Italiana. Già l’8 febbraio circa mezzo migliaio di padovani morirono in un bombardamento inglese ma, non contenti, gli Alleati riprovarono l’attacco e, questa volta, centrarono in pieno il complesso della Chiesa degli Eremitani. I danni artistici furono immensi ma, ancor di più, furono gravi le perdite in costo di vite umane. Tra i malcapitati che cercarono rifugio nel tempietto cristiano dipinto da Giotto nel medioevo c’era anche Nello Voltolina. Il punto in cui riparava il pittore venne, infatti, centrato da una bomba.
Terminava così la vita di uno dei più grandi pittori che il Veneto, e l’Italia, abbiano conosciuto. Il suo nome venne presto affiancato a quello del ben più famoso Crali e a quello del maestro Marinetti ma, ancor più velocemente, il suo come tutti i nomi degli appartenenti all’aeropittura vennero lasciati nel dimenticatorio. L’avventura di un artista la cui vita verrà spazzata via da quello stesso mito che aveva a lungo celebrato nelle sue opere.
Tommaso Lunardi

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