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Schermata 2016-03-06 alle 09.02.10Roma, 6 mar – Finora era solo “altamente probabile”. Ora potrebbe essere quasi certo. Parliamo del legame tra virus Zika e microcefalia del feto. Ricercatori del Johns Hopkins Institute e della Florida State University avrebbero infatti scoperto una prima prova di nesso biologico fra il virus e la microcefalia nei neonati. Tali evidenze sono illustrate nella ricerca pubblicata sulla rivista Cell Stem Cell. I ricercatori sono riusciti infatti a dimostrare per la prima volta con test di laboratorio che Zika attacca e distrugge, nel feto, alcune cellule cerebrali fondamentali nel processo di sviluppo del cervello. Si tratta delle cosiddette hnpc (cellule progenitrici neuronali umane), responsabili dello sviluppo della corteccia cerebrale nel feto: un danno a questo genere di cellule – che successivamente si differenziano in neuroni – è coerente con i difetti causati dalla microcefalia.

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“Anche se questo studio non dimostra in modo definitivo che il virus Zika provoca la microcefalia, è molto significativo che le cellule che formano la corteccia siano potenzialmente sensibili al virus, e che la loro crescita possa essere disturbata dal virus”, ha detto Guo-Li Ming, coautore della ricerca. Finora la principale prova di un nesso tra il virus e le malformazioni era un incredibile aumento statistico di queste ultime in relazione a una nuova epidemia di Zika, malattia conosciuta fin dal 1947 ma ritenuta fino a oggi sostanzialmente innocua. Era già stato notata, in verità, qualche traccia di Zika trovata nel cervello di bimbi morti subito dopo la nascita e di feti in caso di aborto.

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Oggi, però, c’è almeno la certezza che Zika infetta selettivamente un tipo di cellule staminali neurali che dà origine alla corteccia cerebrale, aumentando la probabilità che muoiano e riducendo la probabilità che si dividano normalmente per generare nuove cellule. L’aggressione del virus a queste cellule, secondo lo studio, si manifesta in due modi: alcune vengono distrutte direttamente, altre vengono irrimediabilmente danneggiate nella capacità di dividersi e di moltiplicarsi attraverso la quale “spingono” lo sviluppo del cervello.

Roberto Derta

 

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