Roma, 3 ott – Sollecitato dal biografo tedesco Emil Ludwig sui continui richiami all’Antica Roma e sull’interpretazione del progresso – quindi della storia – lo statista italiano più discusso del secolo scorso rispose con un semplice “forse è una spirale”. Come spiega Adriano Scianca nella sua ultima fatica “Mussolini e la filosofia” (Altaforte Edizioni) per il Duce il tempo non sarebbe stato né lineare né ciclico. Tornerebbe, ma ogni volta su livelli differenti. La teoria del ritorno sempre diverso sembra cucita alla perfezione anche per quella metafora dell’esistenza umana che viviamo in dosi da 90 minuti. Prendiamo l’attuale classifica di Serie A: come nell’autunno del 2000 Atalanta e Udinese insidiano la grande che più ha convinto nelle prime sette giornate. E, per quanto riguarda la squadra friulana, una figura accomuna l’alba del nuovo millennio con i giorni nostri. Quella di Andrea Sottil. Ieri roccioso difensore, oggi emergente allenatore di una squadra che sta sorprendendo tutti.

Dagli scarpini alla lavagnetta

Sì, perché gli orobici – perfetta trasposizione sul campo del Gasperini pensiero – ormai non fanno più notizia. Suscita interesse invece il calcio prodotto dai “primi bianconeri d’Italia”. Sottil cresce calcisticamente a Torino, gioca nella Fiorentina di Batistuta e Rui Costa per affermarsi a certi livelli con la maglia dell’Atalanta. Se in quel Bergamo trova la continuità, il periodo migliore della carriera pedatoria lo passa a Udine, dove rimane quattro stagioni. Un onesto mestierante che conclude la carriera nel 2010 ad Alessandria.

Dal campo alla panchina, dal centro del triangolo industriale alle coste sud-orientali delle Trinacria. Sottil riparte senza scarpini ma con fischietto e lavagnetta da Siracusa. L’inizio di una lunga gavetta in terza serie: Gubbio, Cuneo, Paganese, ancora gli aretusei, Livorno e Catania. 

Ascoli, la salvezza e il sogno serie A

Assaggia la serie B a Pescara nell’anomala estate 2020. Una manciata di partite e la salvezza conquistata nello spareggio contro il Perugia non valgono la riconferma. Riparte l’anno successivo, sempre da subentrato, da Ascoli. Una compagine disperata che in quattordici gare ha racimolato solo sei punti. Ma con il 4-3-1-2 di Sottil cambia tutto: dall’ultimo posto il Picchio scala la classifica fino alla sedicesima posizione. I nove punti di vantaggio sul Crotone equivalgono al mantenimento diretto della categoria. Nella scorsa annata il salto di qualità, i piceni presidiano stabilmente le zone medio-alte della classifica. La rincorsa alla massima serie termina solamente nel turno preliminare dell’appendice di fine campionato. 

Perfezionismo e martellamento: il ritorno a Udine

L’appuntamento con la Serie A è solo rimandato. A giugno, su intuizione di Pierpaolo Marino (“Sottil è un perfezionista. Studia tutto: avversari, metodi di allenamento, giocatori”), la firma con l’Udinese. In Friuli, con un squadra già collaudata al 3-5-2, dimostra fin da subito lungimiranza. Archivia la retroguardia a quattro, esalta le caratteristiche dei singoli.  

Difesa fisica, centrocampo tecnico ma disponibile al lavoro sporco, attacco che punta sul “classico” (centravanti e seconda punta). Un undici che sfrutta l’ampiezza e predilige le corsie esterne. Sulla destra il polivalente Pereyra, bravo a saltare l’uomo e con ottimi tempi d’inserimento senza palla. Nella fascia opposta l’atletismo di Udogie garantisce la tenuta della catena sinistra. Pochi fronzoli e contropiede. Il “martellamento costante, soprattutto mentale” si trasforma sul rettangolo verde in un calcio aggressivo e fisico. Già tre delle nostre “europee” – Fiorentina, Roma e Inter – si sono inchinate al ritmo dei friulani. Anzi, senza qualche leggerezza difensiva di troppo alla prima giornata (4 -2 subito contro il Milan campione d’Italia) probabilmente oggi la casella sconfitte sarebbe ancora vuota. 

A proposito di spiralità. Anche una delle migliori Udinese di sempre – quella di Zaccheroni – consolidò la propria posizione a ridosso delle grandi scoprendo quasi per caso difesa a tre e forza delle fasce. Ma questa è un’altra storia. Forse: sognare, in fondo, non costa nulla.

Marco Battistini

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