Roma, 8 gen – Esattamente un anno dopo Milan e Roma si ritrovano una contro l’altra, proprio sul prato di San Siro. Quello che è l’incontro di cartello della diciassettesima giornata del campionato di Serie A nella scorsa stagione finì con un netto 3-1. Era la sera della Befana: i padroni di casa inseguivano i cugini in (momentanea) fuga, gli ospiti non avevano ancora del tutto assorbito il verbo mourinhano. Da allora tutto – o quasi – è cambiato. Sì, perché in mezzo il Diavolo ha ritrovato quello scudetto che mancava da undici primavere. E i capitolini, vincendo la Conference, hanno riportato in Italia un trofeo continentale dopo un decennio abbondante di digiuno assoluto. Due vittorie tanto importanti quanto diverse. E non poteva essere altrimenti. Pioli e Mourinho infatti rappresentano due modi opposti di vivere il mondo del pallone.

La gavetta di Pioli e i successi di Mourinho

Percorsi totalmente differenti, personalità antitetiche. Mentre il tecnico italiano se l’è sempre cavata con un pallone tra i piedi – gli esordi con la Juve, tante stagioni a Firenze, duecento presenze in Serie A – l’uomo di Setubal ha appeso ben presto gli scarpini al chiodo. Per il Pioli-allenatore invece è stata una lenta scalata partita da Salerno e sviluppatasi in larga parte nella provincia della “sua” Emilia. Modena, Parma, Piacenza, Sassuolo e Bologna. Qualche stagione prima del Milan la grande occasione sulla panchina dell’Inter. Ma in una squadra in balìa degli eventi: l’improbabile presidente indonesiano, una rosa in cerca d’identità e il fallimentare ricambio generazionale dopo gli addii degli eroi del 2010.

L’anno della Champions nerazzurra, appunto. Ovvero: anche la penultima vittoria di un’italiana in terra continentale porta – guarda caso – la firma dello Special One. Uno che fin dalle prime esperienze da collaboratore ha assaggiato le panchine delle grandi iberiche Porto e Barcellona. Per mettersi infine “in proprio” nel Benfica, la squadra più titolata del proprio paese. I successi – da quelli con i dragoni biancoblu fino alle Premier con il Chelsea, passando per la Liga vinta a Madrid – arriveranno copiosi, fin da subito. Ma, per sua stessa ammissione, le vittorie più belle risulteranno quelle coltivate nel Belpaese.

Pioli batte Mourinho 2-0

Praticamente coetanei (l’emiliano è un classe ‘65, il portoghese ha un paio di stagioni in più sulle spalle) e nonostante carriere iniziate a cavallo del cambio di millennio il primo confronto risale solamente al 31 ottobre 2021. Anche in quell’occasione il Milan piegò la Roma: per il momento – almeno sul piano personale – Pioli batte Mourinho per 2-0.

Ma per capire quanta differenza ci passi tra i caratteri di questi allenatori comunque vincenti, un esempio su tutti ci sembra lampante: la gestione di Ibrahimovic. L’ex Tottenham ha costruito la sua grande impresa italica “liberandosi” dell’ingombrante personalità dello svedese. Quando oltretutto l’attuale numero undici rossonero si trovava nel punto più alto della propria carriera. Il parmense al contrario ha saputo donare al centravanti, ormai quarantenne, una seconda giovinezza. Per sua stessa ammissione quando è Zlatan a “predicare” al resto della rosa tende – spesso e volentieri – a non entrare nemmeno in quelle quattro mura sacre per ogni giocatore. Venendo ripagato con una presenza fondamentale, sia da trascinatore tecnico che nelle vesti di uomo spogliatoio.

Due squadre ripartite con il piede giusto

Questa sera in ogni caso il lungodegente Zlatan non sarà della partita. Nel frattempo il Milan mercoledì ha fatto il proprio dovere, andando a vincere di misura – nonostante la mole di gioco prodotta e le tante occasioni create – sull’insidioso terreno di Salerno. Subito in campo con la formazione migliore (infortunati a parte e senza azzardare gli esperimenti ipotizzati prima della trasferta) i rossoneri sono ripartiti con il piede giusto. Tre punti anche per la Roma, vittoriosa in casa contro il Bologna. Una vittoria “sporca”, con il pallino lasciato in mano ai felsinei, ottenuta – come si suol dire – con il minimo sforzo. Ma che ha rimesso i giallorossi in piena corsa per il quarto posto. Intanto il passo falso del Napoli ha riaperto anche ogni discorso scudetto.

Milan trentasei punti, Roma a quota trenta. Eraclito nella sua dottrina dei contrari sosteneva che concetti opposti non possano fare a meno uno dell’altro. Pioli e Mourinho in fondo non sono mai stati così vicini.

Marco Battistini

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