Roma, 6 gen — Che Bologna avesse un problema di criminalità legato all’immigrazione, in particolare i minori stranieri, era chiaro a tutti da tempo, come dimostra la pioggia battente di articoli di cronaca sulla condotta e sullo «stile di vita che presto sarà anche il nostro» degli extracomunitari residenti nel capoluogo emiliano.

La situazione nell’ultimo periodo è talmente degenerata che neppure un quotidiano come Repubblica può più permettersi il lusso di tenere la testa sotto le sabbie del buonismo e denuncia la situazione. Furti, spaccio, piccola criminalità, violenze sessuali e aggressioni che spesso finiscono a coltellate, rivalità tra bande alloggiate in centri d’accoglienza differenti sono ormai fatti che scandiscono la quotidianità cittadina — così come quella delle altre grandi città del Nord.

Minori stranieri a Bologna, situazione fuori controllo

Una vita passata a negare, minimizzare, mettere allo gogna chi solamente si permetteva di sollevare la questione legata alla maggior propensione degli immigrati a delinquere in un contesto di aumenti vertiginosi degli ingressi nel territorio nazionale. Soltanto ora, a buoi usciti dalla stalla, gli operatori iniziano a parlare di minori stranieri fuori controllo e di flussi anomali provenienti dalla Tunisia, ammettendo di avere perso le redini della situazione — se mai le avessero avute in mano.

«Per dare una mano a questi ragazzi — spiega a Repubblica il presidente del centro per minori stranieri non accompagnati Ceis Giovanni Mengoli — abbiamo bisogno di costruire delle collaborazioni importanti con le forze dell’ordine, con la polizia locale, con l’Ausl. Non voglio generalizzare e neppure che passi l’idea che noi cooperative non siamo più capaci di gestirli: il fatto è che dall’estate scorsa i flussi sono cambiati. I ragazzi si richiamano qui tra loro, dalle comunità del sud Italia. E l’impressione è che siano pilotati da una rete di adulti».

Qualcosa è cambiato

Gli fa eco il presidente della cooperativa Giulio Baraldi: «Questo sistema è tarato sull’autonomia. Parliamo di appartamenti da 7/8 ragazzi con un solo operatore durante il giorno e qualche operatore di notte. Finora ha sempre retto perché si basava su ragazzi che collaboravano. Ma adesso l’utenza è cambiata. Arrivano qui con già dei riferimenti nella piccola delinquenza, hanno giri di guadagno molto diversi da quelli che gli possiamo proporre noi». Altra ammissione: non vi è un solo motivo per cui i minori stranieri già coinvolti nel giro dei proventi da attività di spaccio o rapine dovrebbero voler seguire percorsi di lavoro integrato, onesto, ma doppiamente faticoso, scarsamente remunerativo e che li collocherebbe gerarchicamente molto in basso nella nicchia sociale di appartenenza. «Negli appartamenti c’è capitato di trovare gente arrivata da fuori, rottweiler, sostanze, oggetti rubati. In alcuni casi anche gli operatori sono stati minacciati. È una situazione che diventa pericolosa anche per chi lavora».

I minori stranieri agiscono nella semi impunità

I minori stranieri o presunti tali accolti dal nostro sistema conoscono la lezione a menadito, sin dai primi giorni. «Sfruttano il nostro sistema, sanno che in Italia un minore va sempre accolto e tutelato, com’è giusto», aggiunge Rondelli. «Hanno la consapevolezza che qui possono avere un tetto sulla testa e arrivano già sapendo che per finire al Pratello devi accumulare sette o otto denunce. Io penso che la comunità per questi ragazzi non funzioni. Questo non significa smettere di accogliere, ma che dobbiamo trovare modalità diverse. Insieme».

Nel 2022 sono approdati 578 minori stranieri nei centri di accoglienza bolognesi, 48 in più dell’anno precedente; di questi, 422 sono stati sistemati nel Sai (Sistema accoglienza integrazione, pagata dal ministero) a rotazione nei 350 posti disponibili. Gli altri 156 vivevano alloggiati comodamente in stanze d’albergo pagate dal Comune. Questo fino a poche settimane fa; dal primo gennaio li ha ricollocati (sempre a spese della collettività) in altre comunità tra Abruzzo, Marche, Campania. «Ci interessa molto collaborare con le forze dell’ordine per la gestione dell’illegalità», partendo dall’esistenza di «reti di spacciatori che si procurano i cavalli già dalla Tunisia», conclude. «Ci preme rilanciare un tavolo più ampio su questi temi, magari coordinato dalla Prefettura».

Cristina Gauri

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta