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Roma, 21 gen – E’ in stato di arresto la 30enne di origini svedesi, residente ad Acilia, che avrebbe ammazzato, massacrandola di botte, la figlia neonata partorita in casa la scorsa domenica. La piccola, portata in condizioni disperate al Bambin Gesù di Roma, è morta dopo due giorni di agonia. La madre avrebbe infierito sulla bimba subito dopo la nascita, nella stessa abitazione in cui era presente la nonna.

“E’ caduta dal letto”

Sarebbe stata proprio quest’ultima a chiamare i soccorsi. All’arrivo dell’ambulanza, il personale medico sanitario si è trovato davanti una scena terribile: macchie di sangue ovunque e la neonata con ferite gravissime. La 30enne ha giustificato l’accaduto con la classica, ben poco credibile scusa: “E’ caduta dal letto dopo il parto”. Da lì, la corsa disperata in ospedale, dove i medici hanno riscontrato ecchimosi, profonde ferite e un gravissimo trauma cranico. «Sono entrata nella stanza dove mia figlia aveva partorito – avrebbe raccontato la nonna della bimba alle forze dell’ordine – e ho visto la piccola a terra in un lago di sangue». La madre aveva avvolto la bimba in un asciugamano, senza reciderle il cordone ombelicale. All’arrivo al Bambin Gesù, le sue condizioni erano apparse subito disperate.

L’autopsia

La Procura di Roma ha già disposto l’autopsia che chiarirà la natura delle ferite riscontrate sul corpo della bambina. La madre è stata fermata ieri; si trova attualmente agli arresti domiciliari dopo alcune ore di ricovero all’ospedale Sant’Eugenio. Il pm Antonia Giammaria ha chiesto la convalida del fermo per l’accusa di omicidio volontario. Se le condizioni di salute della 30enne lo permetteranno, dovrebbe svolgersi oggi l’interrogatorio di convalida.

Le indagini

I carabinieri impegnati ad indagare sulla vicenda dovranno stabilire la dinamica dei fatti e chiarire la natura delle ecchimosi trovate sul corpo della bimba; più di tutto, dovranno stabilire se il profondo trauma cranico riscontrato nella piccola sia da ascriversi ad una caduta accidentale avvenuta pochi istanti dopo la nascita, come sostiene la madre, oppure se sia frutto – l’ipotesi più terribile – delle ripetute percosse. La donna avrebbe dichiarato agli investigatori di non essersi accorta di aspettare un bambino fino all’arrivo delle doglie.

Cristina Gauri

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