Agrigento, 4 gen – Degrado senza fine ad Agrigento, dove la scorsa notte un immigrato mezzo nudo ha dato in escandescenze in viale Cannatello, al Villaggio Mosè. Proprio nel piccolo comune dell’Agrigentino ha sede il centro di accoglienza «La mano di Francesco» noto per le continue rivolte e i tentativi di fuga da parte dei clandestini ospiti della struttura.

L’indegno spettacolo di un immigrato mezzo nudo per strada

Il filmato, ripreso da un balcone e diventato immediatamente virale, è stato pubblicato e diffuso dal sito AgrigentoOggi. Mostra un immigrato – quasi completamente nudo e probabilmente sotto l’effetto di alcolici o sostanze stupefacenti – mentre lancia urli disumani, si butta per terra, tira pugni e calci alla pavimentazione stradale. I suoi «colleghi», ben lungi dal contenere il triste e poco edificante spettacolo, lo istigano a fare di peggio, gridando a loro volta. Il tutto in orario notturno, come riportato dal sito del quotidiano, cioè oltre l’orario di coprifuoco che gli italiani – al contrario di questi figuri – sono costretti a rispettare, pensa severe sanzioni.

Agrigento ostaggio degli immigrati

Agrigento ancora una volta teatro di degrado legato all’immigrazione: dopo la serie di evasioni dal Villa Silkania (con agenti feriti e un immigrato morto mentre fuggiva) che negli ultimi mesi del 2019 hanno segnato impietosamente le cronache cittadine, è stato il turno del centro  La mano di Francesco. Lì un gruppo di 65 immigrati ospiti del centro, insofferenti alle misure restrittive anti-Covid, aveva scatenato il finimondo dando fuoco a materassi, lanciando estintori pezzi di finestre infrante, pietre e ogni tipo di oggetto disponibile. Il bilancio finale aveva visto il ferimento di tre agenti del reparto mobile di Palermo

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. Vestire gli ignudi.
    E un’opera di misericordia.
    Ma anche il titolo di una commedia di Pirandello.

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