Roma, 12 nov – Nuovo arresto per il 28enne foreign fighter marocchino dell’Isis Samir Bougana. La Polizia di Stato di Brescia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti per «sequestro di persona e lesioni personali, aggravati dall’avere adoperato sevizie e agito con crudeltà nonché dalla finalità di terrorismo e dell’odio razziale». Una vita di terrorismo, torture e sevizie nel nome di quello Stato islamico da cui poi aveva tentato di fuggire perché, cuor di leone, «aveva paura delle bombe».

Il foreign fighter marocchino di nuovo in manette

Di famiglia originaria del Marocco, Bougana è nato a Gavardo, provincia di Brescia, che ha lasciato nel 2010 per trasferirsi in Germania; nel 2015 parte per la Siria unendosi, come foreign fighter, ai tagliagole dell’Isis, con una donna poi diventata sua moglie. Il fulgido esempio della fallita integrazione dei cosiddetti «italiani di seconda generazione». La radicalizzazione per Samir è iniziata a 19 anni. «Navigando su Internet vedevo donne e bimbi uccisi e ho iniziato a sentirmi coinvolto. Nel 2013 ho visto partire in tanti così mi sono deciso anche io».

Il primo arresto

La fine della sua «avventura» da foreign fighter finisce nel 2019, quando le Unità di protezione popolare curde lo arrestano mentre sta cercando di scappare in Turchia. Detenuto a Kobane, viene prelevato da funzionari della Digos di Brescia e della Direzione centrale della Polizia di prevenzione, al termine di una operazione condotta in stretto raccordo con Aise, Fbi e Autorità siriane e arrestato per partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo. Dopo la condanna a 4 anni di reclusione nel 2020 (sentenza confermata in Appello), emergono nuovi elementi che spingono le autorità a investigare ulteriormente: si parla di torture e sevizie nei confronti di almeno due personetra cui un adolescente, che si erano rifiutate di arruolarsi nelle schiere dell’Isis e che attualmente sono rifugiate in Germania.

Torture e sevizie

Cruciale, in particolar modo, la testimonianza di una delle vittime delle torture — un curdo della minoranza Yazidica che si opponeva alla conversione all’islam — che a Dusseldorf ha mostrato le cicatrici delle sevizie subite mediante la somministrazione di scariche elettriche. Bougana, «coraggioso» foreign fighter fuggiasco, era pure un torturatore dell’Isis. Ora pagherà anche per questo.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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