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Roma, 12 gen – L’inquisizione ideologica dei colossi social nei confronti del free speech non si limita agli Usa: ieri sera Twitter ha messo la mordacchia al quotidiano Libero, «limitando temporanemanete» le funzioni dell’account. «Attenzione: questo account è temporaneamente limitato. L’avviso qui presente ti viene mostrato poiché l’account in questione ha eseguito delle attività sospette. Vuoi davvero proseguire?», si legge sul profilo, ora oscurato dei suoi tweet. Per visionarne i contenuti è necessario cliccare su «mostra il profilo» per rimuovere la limitazione. 



Twitter imbavaglia Libero senza motivo

«Twitter sta insomma limitando la diffusione dei nostri cinguettii e ci sta impedendo di farne di nuovi», fa sapere il quotidiano dalle pagine del proprio sito. Quali siano le «attività sospette» di cui parla la piattaforma non ci è dato sapere. «Basta consultare il nostro feed per rendersi conto che, ragionevolmente, non c’è alcun contenuto che vìoli gli standard della comunità». Potrebbe trattarsi, prosegue Libero, di limitazioni scattate in seguito a un numero elevato di segnalazioni da parte di utenti privati. «In questi casi il blocco « se ingiustificato, come sembra essere in questo caso – è molto limitato nel tempo. Stiamo indagando su quanto accaduto e contiamo di tornare presto a cinguettare».

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Twitter crede di poter ignorare la legge dello Stato

Ancora una volta, quindi, con la scusa del «contrasto all’odio» un social si arroga il diritto di decidere chi può parlare e chi no arrivando a silenziare – dopo una serie di giorni convulsi in cui è stata tolta la voce al presidente degli Stati Uniti attualmente in carica – Libero, un importante quotidiano italiano, regolarmente registrato. Una censura inaccettabile da privati che detengono ormai il monopolio dell’informazione e ritengono i propri standard della comunità un gradino sopra legge di uno Stato. Il bacino di utenza planetario, l’oceanico flusso di notizie che passa attraverso le piattaforme, fa dei social degli attori pubblici in tutto e per tutto e come tali devono rispondere alle leggi dello Stato in cui operano.

I commenti del centrodestra

«Sono contro censure e bavagli. La libertà viene prima di tutto», è il commento a caldo twittato dal segretario della Lega Matteo Salvini.

Gli fa eco la leader di fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che twitta una frase di Voltaire reinterpretata «dalla sinistra dei giorni nostri: “Non sono d’accordo con quello che dici e combatterò fino a farti sparire perché tu non possa dirlo”».

Cristina Gauri

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6 Commenti

  1. […] Roma, 12 gen – I fatti dell’ultima settimana hanno reso lapalissiano un assunto che andiamo ripetendo anzi tempo: la libertà sui social network sta scomparendo. Dopo il ban dai grandi social di Donald Trump e la conseguente epurazione dai server Amazon del social Parler su cui The Donald aveva ripiegato, l’ultimo ad aver pagato il dazio della censura, stavolta solo di Twitter, è stato Libero. […]

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