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Roma, 12 gen – Il governo giallofucsia è a un passo dalla crisi, con Matteo Renzi che potrebbe ritirare i suoi ministri già stasera dopo il Cdm sul Recovery plan. Il braccio di ferro tra il leader di Italia Viva e il premier Giuseppe Conte potrebbe risolversi quindi a Palazzo Chigi, senza dover aspettare la conta in Aula. Come anticipato da lui stesso, Renzi intende prima votare sul Recovery plan – o astenersi se la bozza non soddisfa le richieste avanzate da Iv – poi aprire ufficialmente la crisi.

I dietrofront di Conte sul Recovery non bastano a salvarlo da Renzi e dalla crisi di governo

Il dato politico che emerge quindi è che i dietrofront di Conte sul Recovery non sono sufficienti a scongiurare il peggio. Non a caso Renzi dal canto suo ha giocato al rilancio, alzando sempre di più l’asticella. Come è evidente dalla richiesta reiterata di accedere al Mes sanitario, osteggiato fortemente dal Movimento 5 Stelle. Altro nodo da sciogliere e sul quale Conte non sembra voler cedere, la delega ai Servizi. Il leader di Iv chiede che il premier non la tenga per sé ma l’ex avvocato del popolo, ora strenuo difensore della poltrona non ne vuole sapere.

Secondo gli scenaristi stavolta il leader di Italia Viva fa sul serio

Secondo le ricostruzioni di Corriere della Sera e Repubblica, stavolta il leader di Iv fa sul serio: vuole che Conte vada al Quirinale e si dimetta. In sostanza, a quanto pare Renzi non lo vuole più come premier. Quindi la rottura ci sarà, è solo questione di tempo. C’è chi ipotizza che – come detto – avverrà già stasera dopo il Cdm. E chi pensa che si consumerà in Senato, dove i renziani sono l’ago della bilancia.

Qualsiasi cosa accadrà non si tornerà al voto

Ci sono due elementi però di cui tenere conto, quando ci si sbilancia sulla possibilità reale di una crisi e soprattutto sulle conseguenze della caduta del Conte bis. L’agenda del governo e le scadenze sul fronte del Recovery, dei ristori, della gestione della pandemia – con la proroga dello stato di emergenza -, da un lato. E dall’altro la certezza quasi matematica che per le ragioni di cui sopra non si tornerà al voto. Mattarella – che ha già chiesto e ottenuto di non aprire crisi prima dell’approvazione del Recovery plan – chiederà alla maggioranza giallofucsia di accordarsi su un nuovo esecutivo. In tal senso, forse Renzi accetterebbe anche un Conte ter, perché potrebbe ascriversi la caduta del bis come una sua vittoria. Ma anche su questo fronte c’è chi ritiene che invece il leader di Iv voglia proprio mandare a casa l’attuale premier.

L’ipotesi rimpasto è ancora dietro l’angolo

Tuttavia non è escluso nemmeno che alla fine Conte e Renzi si accordino su un rimpasto, anche se a quanto pare i 5 Stelle non ne vogliono sapere di dare un ministero alla Boschi. In ogni caso, anche sul fronte del rimpasto le condizioni poste dal leader di Iv sono tali che è probabile che il Conte ter non veda la luce. Renzi infatti avrebbe chiesto di mandar via figure chiave dell’attuale esecutivo, come il grillino Alfonso Bonafede alla Giustizia, e soprattutto il dem Roberto Gualtieri all’Economia. Un altro modo insomma per alzare la posta. Lo showdown è prossimo, ma nessuno sa ancora quali sono veramente le carte in mano al premier e al leader di Iv, né chi le farà vedere per primo.

Adolfo Spezzaferro

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