Reggio Emilia, 13 nov – Può esistere un risarcimento adeguato per un genitore a cui è stato strappato via un figlio con raggiri e menzogne? È mai possibile sanare una ferita così profonda, che ha lacerato un’intera famiglia e infangato il suo onore? Forse non è possibile, ma comunque è giusto e doveroso parlarne. La recente condanna di Claudio Foti, lo psicoterapeuta «guru» della Val d’Enza, ha riacceso i riflettori sull’inferno degli affidi di Bibbiano. Un mondo sommerso di abusi e violenze a danno di tante, troppe famiglie, che ora è al centro dell’inchiesta Angeli e Demoni.



Un sistema marcio

Fortunatamente, qualche giorno fa dieci bambini sottratti alle famiglie dai servizi sociali hanno potuto riabbracciare i loro genitori. È la fine di un incubo. Ma il trauma rimane e rimarrà ancora a lungo. Forse per sempre. Di certo è ancora sotto choc uno dei tanti padri che hanno dovuto affrontare questo girone infernale, e che solo di recente ha potuto ricongiungersi con la moglie e il figlio. La sua testimonianza, rilasciata alla Stampa, è agghiacciante, e ci mostra come funzionava il girone infernale di Bibbiano e della Val d’Enza.

L’uomo, 35 anni, fa parte di un elenco di «persone offese» lungo tre pagine. Tre pagine che suonano come un’inappellabile condanna per il «sistema Bibbiano». Sono trascorsi tre anni da quando i servizi sociali gli avevano portato via suo figlio, che allora aveva sei anni. Ora, però, «il giudice del Tribunale dei minori ci ha dato ragione. Dicevano che in un suo disegno, una specie di scarabocchio colorato, c’era la prova della mia violenza. Dicevano che mia moglie portava gli occhiali scuri per nascondere le botte. Dicevano che eravamo una famiglia senza cura. Era tutto falso».

Una testimonianza raggelante

La relazione delle assistenti sociali porta la data del 18 luglio 2018 e la firma, tra le altre, di Federica Anghinolfi, una delle figure chiave del sistema Bibbiano. Per quanto riguarda le accuse rivolte al padre e alla madre del bimbo, gli investigatori – come precisa la Stampa – sono giunti a queste conclusioni: «È falso che non ci fossero giochi in casa del bambino, falso che l’appartamento fosse spoglio, falso che il bambino fosse denutrito e esile al punto da dover ricorrere a accertamenti diagnostici. Falso che i genitori non l’avessero portato dal pediatra, visto che solo nel 2018 era già stato tre volte dal medico». Tutto falso, insomma. Anche che l’uomo facesse abuso di alcolici e picchiasse sua moglie.

La relazione delle assistenti sociali è così illustrata dagli inquirenti: «Omettevano di indicare con chiarezza che dall’esito degli accertamenti ospedalieri le macchie sulle mutandine del minore erano feci, lanciando in tal modo residuare sospetti di abuso sessuale ai danni del bambino». E poi, come se non bastasse, l’accanimento è continuato anche dopo l’allontanamento: le assistenti sociali ricattarono la madre del bambino affinché rivelasse le violenze del marito; altrimenti – era la minaccia – avrebbe perso definitivamente suo figlio. Per dar manforte a questa condotta inaudita, le assistenti sociali si inventarono anche che il minore, tutto contento, le avrebbe persino ringraziate per averlo allontanato dai genitori. Ma una di queste assistenti – non indagata ma testimone oculare – ha rivelato: «Il bambino non ci ha mai ringraziati».

Continuiamo a parlare di Bibbiano

Il padre del bimbo racconta: «È stato tremendo. Tremendo. Non so come dirlo in un altro modo. Sono stati anni tesi, pieni di ansia. Siamo contenti che la giustizia stia facendo il suo corso. Ma tutti abbiamo subito un grosso trauma. Quell’allontanamento è stato bruttissimo. Mi facevano vedere mio figlio un’ora al mese. Dicevano che mia moglie si metteva gli occhiali da sole per nascondere i lividi. Se ce l’ho fatta è solo per la forza della nostra famiglia». E il suo avvocato precisa: «Siamo contenti che l’udienza preliminare abbia portato a 17 rinvii a giudizio. Nell’arco del processo andremo a discutere fatto su fatto, ci siamo costituiti parte civile perché il padre vuole una riabilitazione pubblica, non sopporta che sia stata infangata in questo modo la sua immagine di genitore». Infatti, a fare male non era solo lo strazio per aver perduto suo figlio, ma anche la sua immagine data in pasto ad amici e conoscenti. E come lui, sono in tanti ad aver subìto lo stesso infame destino. Ecco perché è giusto – e doveroso – continuare a parlare di Bibbiano.

Elena Sempione

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4 Commenti

  1. Scusa, ma cosa ti aspettavi da una istituzione sostenuta e mantenuta da un partito come quello ? Guarda che la cosa che sa fare meglio è quella che ha fatto, questa volta gli è andata male perché nella massa c’è qualcuno che non è riuscito a indottrinare, ma quanti sono in Italia quelli che stanno subendo questa tortura e non hanno il coraggio di ribellarsi perché sbavano ancora dietro a un partito che li stritola? Votatelo ancora e vedrete quali sono i suoi fini; taglio dei redditi attraverso le tasse, patrimoniali a più non posso, tenore di vita abbattuto e spazio all’islam.

  2. Robe da far impazzire intere famiglie, mandarle fuori di testa. Per contro, rito abbreviato, quattro anni (ai servizi sociali?!), e altri riti prolungati “a perdere”, senza alcun rischio neppure di un assaggio di manicomio criminale atto a rinsavire “cambogiani d’ antan” nostrani.

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