Crema, 20 ott — Italiani che sfoggiano il tanto vituperato blackface a Crema, in provincia di Cremona: peggio che nell’Alabama degli anni Venti! Signora mia, dove andremo a finire: questi zotici della Bassa hanno bisogno di una bella lezione di inclusività. Lezione che è arrivata, puntuale con tanto di predicozzo e sonora lavata di capo, dall’assessore al Welfare cremasco Anastasie Musumary.

Blackface al teatro cremasco, l’assessore congolese si infuria

L’episodio risale al 24 settembre scorso. Siamo al teatro dell’oratorio di San Bernardino: va in scena una recita della compagnia Lo Schizzaidee. Una rappresentazione teatrale dai nobilissimi scopi, cui parte dei proventi verrà donata ai volontari dell’associazione Aima che assiste i malati d’Alzheimer. Prima che si alzi il sipario, la Musumary gironzola dietro le quinte e incontra — orrore — un’attrice italiana, ovviamente bianca, con il volto dipinto di scuro per interpretare il ruolo di una donna proveniente dall’Africa. La 28enne di origine congolesi — passateci il gioco di parole — sbianca, e invece di chiedere spiegazioni per quel blackface portato senza malizia ma che lei ritiene inopportuno, decide di offendersi e dare a tutti una lezione pubblica di inclusività.

La predica dell’assessore

Sale quindi sul palco assieme a un rappresentante Aima e si scatena in un’omelia dai toni decisamente aggressivi: «Non è accettabile truccarsi in quel modo perché ciò non favorisce l’inclusione; se il copione prevede la figura di una donna africana serve trovare gente di colore che partecipi alla commedia».

Imbarazzo palpabile

Nell’oratorio l’imbarazzo è palpabile. Terminato il suo intervento, l’assessore lascia il teatro senza degnarsi di guardare lo spettacolo, in segno di protesta. Poco male se l’argomento della commedia è proprio la fratellanza, l’accoglienza, la lotta agli stereotipi. I tizi della compagnia lo Schizzaidee sono mortificati: nessuno aveva idea che il blackface fosse offensivo, e che questo tipo di ingenuità si paga con l’umiliazione e la lettera scarlatta del «razzismo». Scrive sui social un utente, secondo quanto riporta il Giornale: «A parte il gelo in sala come conseguenza della critica dell’assessore, le parole sono state così violente da scatenare il pianto dell’attrice ‘rea’ di aver fatto la ‘blackface‘, tanto che non voleva ripresentarsi sul palco, per quanto deve essere stato imbarazzante subire tale critica». Il dogma woke è come la legge: non ammette ignoranze. 

Cristina Gauri

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