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Genova, 30 apr – Altro che distopie orwelliane. Qui siamo arrivati direttamente alla fase «cani di Pavlov». Secondo quanto riportato da Ansa, L’Istituto italiano di tecnologie di Genova ha messo a punto un braccialetto «intelligente» (sic) da indossare durante la tanto attesa «fase due» dell’emergenza coronavirus, e che emetterà un segnale se chi lo porta non rispetta la tanto raccomandata distanza di sicurezza. Il braccialetto (o, come lo chiamano orrendamente gli ideatori, smartband), ha l’evocativo nome di iFeelYou («ti sento») e sarà in grado di monitorare la temperatura corporea e la distanza di sicurezza tra persone. Non c’è niente da fare, agli «scienziocrati» piace troppo l’idea del braccialetto elettronico e non c’è verso di fargliela accantonare.



La tecnologia con cui è stato progettato registra e misura «sia la postura dell’intero corpo umano, anche durante movimenti rapidi e dinamici, sia gli sforzi articolari che si possono compiere nelle attività lavorative». Grazie a questa capacità di leggere i movimenti del corpo e all’emissione di un segnale radio, il braccialetto è in grado di sorvegliare la distanza tra altri utenti possessori del dispositivo. Quando due o più congegni si trovano in prossimità vibrano, emettendo un segnale di allerta e richiamando all’ordine i proprietari, che a quel punto dovranno distanziarsi con più rigore.

Ma non è tutto: il segnale radio emesso dal bracciale utilizza un protocollo di comunicazione compatibile con il Bluetooth. Che – guarda caso! –, è lo stesso protocollo dell’app Immuni. Se questo non basta per mettervi un pochettino a disagio, iFeelYou è in grado di memorizzare l’identificativo del braccialetto vicino, in caso di superamento della distanza di sicurezza: risulta così possibile ricostruire i contatti con una persona risultata positiva al test. Insomma, non bastava l’app Immuni, ora arriva anche il pungolo virtuale che ci dà la «scossetta» (ok, non è una scossa, ma il principio è lo stesso) inculcandoci l’ansia da distanziamento sociale. Chissà se i cervelloni dell’Istituto tecnologie di Genova – che bontà loro, ora cercano finanziatori per produrre il dispositivo su larga scala – pensavano ai recinti elettrificati per non far fuggire il bestiame, mentre ideavano iFeelYou. Perché a noi pare proprio di essere arrivati a quel punto.

Cristina Gauri

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4 Commenti

  1. Come mi ha detto la mia donna: Mi hanno rotto il c… con queste stronzate”!Se lo mettano loro il braccialetto!Altro che stalinismo!Qui siamo alla pura follia!

  2. Vendere-rifilare, vendere-rifilare, vendere-rifilare…, mascherine, guanti, braccialetti, detergenti, sanificanti-igienizzanti (termini spesso usati ad uso ambiguo e truffaldino!), certificazioni, app e relative “saponette digitali”, aggiornamenti mediali e non, ecc. ecc. Circa le reali necessità e le modalità d’ uso, costi e conseguenze…, ma chi se ne frega di spiegare, l’ importante è vendere e rifilare!! Non diamogli capacità tattico-strategiche che non hanno. Pensate solo ad un uso scorretto, universale delle mascherine…, creeranno seri problemi respiratori causati anche (!) da un accumulo di microbi!! Per pietà non parliamo poi dei guanti che difenderanno senz’ altro il portatore, ma per gl’ altri sarà un aumento della carica microbica ambientale perché lavati meno delle mani (e cambiati quando?!). Vivono alla giornata!! Un comportamento personale educato, rispettoso, igienico e sano non si vende, non si rifila…, vero ministro della istruzione-distruzione?! Manco ci hanno pensato… Sono restati solo i buoni esempi sopravvissuti, speriamo bastino. E i servizi-cessi pubblici resteranno tali!! Vergogna, nessuno ne parla. Tutti che magnano senza pensare e parlare dello scarico… ultra contaminante! Siamo nella m…a, ma guai a parlarne.

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