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Roma, 30 apr – Giuseppe Conte va alla Camera a riferire sulla cosiddetta fase 2 (replicherà l’informativa al Senato alle 12.30) ed è subito bagarre, per il fatto che il premier non indossa la mascherina. Il clima è teso e dai banchi dell’opposizione ogni scusa è buona giustamente per attaccare il capo del governo giallofucsia. Conte, neanche a dirlo, è venuto in Aula per ribadire che la bussola da seguire nella fase 2 è il diktat degli esperti (i veri decisori rispetto a una maggioranza che ha abdicato di fronte al Comitato tecnico scientifico). Il premier poi coglie l’occasione per attaccare gli enti locali che non rispettano le decisioni del governo centrale. In sostanza, se la prende con la governatrice della Calabria Jole Santelli, che ha deciso di riaprire bar e ristoranti (nonostante il Dpcm in vigore dal 4 maggio ne rinvii l’apertura addirittura al 1 giugno).

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“Decisioni prese su basi scientifiche”

Andiamo per ordine, Conte prende la parola tra le grida dell’opposizione perché è senza mascherina: “Mi sono informato in anticipo sulle norme per la mascherina. Rimetto al presidente della Camera la decisione dell’applicazione delle norme“, dice Conte. Il “compagno” Fico in effetti fa presente che da dove parla il premier è rispettata la distanza di sicurezza, discorso chiuso. A quel punto il premier esordisce con una prima più che discutibile affermazione: “Il governo non ha mai improvvisato in solitaria sull’emergenza coronavirus. Il Parlamento è stato costantemente informato, e lo dimostra la mia presenza in questa e in altre occasioni”. Non è vero: Conte ha gestito l’emergenza a colpi di Dpcm, di decreti del premier, per metterne a corrente l’Aula solo a cose fatte. Poi l’ex avvocato del popolo dice come stanno veramente i fatti: “Il governo ha adottato da subito un indirizzo di merito e di metodo con un costante confronto con il Comitato tecnico scientifico e le decisioni prese sono state prese su basi scientifiche“. Segue un momento di rito: applauso unanime dell’Aula ai medici, infermieri e operatori sanitari che da mesi sono in prima linea a combattere l’emergenza coronavirus dopo le parole di ringraziamento del premier.

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“Riapertura totale rischio elevatissimo contagi”

Dopo di che Conte riparte con la solita solfa allarmistica e cita il rapporto degli esperti: “Stima che la riapertura totale porterebbe a un rischio elevatissimo di ripresa dei contagi. Non possiamo superare il livello 1 di R con zero, altrimenti si saturerebbe la disponibilità di posti nelle terapie intensive. Non siamo usciti dalla pandemia, siamo ancora dentro l’emergenza. Per questo il governo non può assicurare un ritorno immediato alla normalità precedente. Lo dico a costo di apparire impopolare”. Ancora, “dai contatti familiari proviene un quarto dei contagi. Se dovessimo riaprire simultaneamente le scuole e facessimo tornare tutti al lavoro ci sarebbe un impulso alla crescita dei contagi“, ripete il premier come un disco rotto.

“Iniziative meno restrittive in contrasto con le norme nazionali sono illegittime”

Il premier poi se la prende con le Regioni (e, anche se non la cita, con la governatrice della Calabria): “Non ci sarà un piano rimesso a iniziative improvvide di singoli enti locali ma basato su rilevazioni scientifiche. Iniziative che comportino misure meno restrittive non sono possibili, perché in contrasto con le norme nazionali, quindi sono da considerarsi a tutti gli effetti illegittime“. Conte annuncia che un decreto, che il ministro della Salute firmerà nelle prossime ore, “definirà criteri e soglie di allarme in ciascuna area del Paese, sulla base del quale si potrà anche concordare un allentamento delle misure restrittive, circoscritto su basi territoriali laddove la soglia epidemica sia meno critica”. Insomma, le Regioni non possono decidere in autonomia come gestire la fase 2.

Solita fuffa sul fronte degli aiuti economici

Sul fronte delle misure economiche in difesa di famiglie e imprese, il premier accenna vagamente al prossimo decreto (che in realtà doveva uscire entro aprile), parlando di “15  miliardi per le imprese” e di “25 miliardi per il sostegno al lavoro e al reddito. Saranno poi sbloccati 12 miliardi per le Regioni e gli enti locali”. Non è dato sapere questi soldi come verranno reperiti.

“I Dpcm non si discutono, siamo in stato di emergenza”

Infine, respinge la richiesta (giunta sia da elementi della maggioranza giallofucsia che dall’intera opposizione) di parlamentarizzare i Dpcm almeno nella fase 2, ripristinando così le libertà costituzionali. E lo fa con un discorso farraginoso in cui in sostanza legittima i suoi decreti perché nell’ambito dello stato di emergenza sanitaria nazionale decretato lo scorso 31 gennaio e perché la salute viene prima di tutto il resto. E i decreti non si possono discutere in Aula neanche ora che l’epidemia è sotto controllo perché – dice Conte – è una questione di tempi ristretti dettati dall’emergenza: “Pure consapevole delle prerogative del Parlamento, ricordo che le misure di queste settimane sono state ispirate a proporzionalità e massima precauzione ma anche a tempestività, condizione imprescindibile perché misure così incisive fossero realmente efficaci. Non vale solo per i primi decreti adottati ma anche per l’ultimo”. Con queste ultime parole, insomma, il premier conferma che la fase 2 (che in verità è una fase 1bis con pochi cambiamenti sulle restrizioni degli spostamenti e sulla riapertura dei negozi) sarà proprio come ha deciso lui. E niente confronto in Aula.

Adolfo Spezzaferro

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3 Commenti

  1. Conte buffone demmerda e bastardo i tuoi cazzi di decreti non mi servono e mi ci pulisco il culo perché faccio di testa mia hai capito inutile merda abusiva? Me ne fotto di te e del tuo merda di governo di delinquenti e di razza inferiore

  2. Che favolosa occasione questo virus, a bassissima mortalità in soggetti sani, per aumentare il potere di gente scelta a caso come Conte e sodali.Non si stanno facendo fuggire questa opportunità di limitare le nostre libertà, ovviamente dicendo che è per il nostro bene.
    Molti italiani stanno in piena sindrome di stoccolma,stato psicologico in cui la vittima di sequestro di persona, o comunque una persona detenuta contro la sua volontà, sviluppa un rapporto di complicità con il suo rapitore.E quanto ne approfittano certi personaggi è scandaloso

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