Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 6 mag — Roberto Burioni, dall’alto del suo scientifico scranno, ammette finalmente che, su molti aspetti del Covid, gli scienziati brancolano nel buio. La sottile linea che separa legittimo dubbio scientifico dal trolling online sembra assottigliarsi sempre di più, quando parliamo di coronavirus.

Sangue di Enea Ritter

Burioni sa di non sapere

Ne abbiamo sentite di ogni genere nel corso di questi mesi, complice l’incontinenza da esternazioni che ha afflitto medici, esperti veri o presunti tali, politici e gente del mondo dello spettacolo. Tutti desiderosi di dare il loro — in gran parte superfluo — contributo al colossale rumore di fondo che ha accompagnato la pandemia. Tutti posseduti dal morbo del protagonismo che li trasforma, a convenienza, in apostoli del lockdown, chiusuristi, aperturisti, preconizzatori di sventura o buona sorte. Tutti con la verità assoluta in tasca.

Black Brain

In questo senso le parole di Burioni, scritte per bastonare il mondo dell’informazione, sembrerebbero rappresentare un punto di cesura: «Quando raggiungeremo l’immunità di gregge? Ci sarà bisogno di un richiamo? Quanto durerà l’immunità? Emergeranno nuove varianti? Io consiglierei a tutti i giornalisti e a tutti i lettori di mettersi l’anima in pace: NON LO SAPPIAMO. Per cui inutile domandare, scrivere e leggere». Sembrerebbero rappresentare un taglio con gli atteggiamenti arroganti da «so tutto io», ma in realtà li aggravano.

Non una scienza ma un dogma

Sì perché dopo un anno di restrizioni, limitazioni, crisi economica sempre più grave condita dal mantra secondo cui ne saremmo usciti solo con vaccini e immunità di gregge ci tocca dover leggere che su questi due aspetti essenziali non ne sappiamo, materialmente, nulla e che quindi siamo al punto di partenza.

I cittadini, o forse sarebbe meglio dire i sudditi, sono avvisati: per Burioni la virologia non è più una scienza ma un dogma da accettare per puro fideismo. Burioni sa di non sapere: ma non scambiatelo come un umile ritorno sui propri passi. Perché gli italiani debbono comunque compiere il «salto della fede» e accettare tutto ciò che esce dalla bocca dei virologi; i quali, per loro stessa ammissione, sono all’oscuro di molti aspetti della malattia; ma nonostante questo, presidiano i media h24 per dirci come dovremmo comportarci. Siamo a cavallo.

Cristina Gauri

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

5 Commenti

  1. Naturalmente ognuno è libero di ascoltare le informazioni sul Covid-19 fornite dal proprio salumiere, con tutto il rispetto per i salumieri

Commenta