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Roma, 6 mag – Il passaporto vaccinale? L’Ue lo aveva messo in cantiere già nel 2018. Ben prima del Covid, dunque, le istituzioni europee stavano valutando di introdurre il green pass di cui tanto si parla in questi giorni. E non era neppure una semplice idea buttata là, tutt’altro. Era un piano con tanto di “roadmap”.

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Il passaporto vaccinale ideato nel 2018

Come evidenziato in un’inchiesta dello scorso febbraio realizzata da Vox Europe, lo studio quadriennale della Commissione europea descrive nel dettaglio un piano che va dal 2018 al 2022 per “esaminare la fattibilità dello sviluppo di una carta/passaporto comune per le vaccinazioni per i cittadini dell’Ue” e “sviluppare una guida dell’Ue per stabilire sistemi informativi elettronici completi di immunizzazione”.

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Insomma tre anni fa Bruxelles già valutava l’adozione di un pass vaccinale e di un sistema di raccolta dati sull’immunizzazione dei cittadini degli Stati membri. Ponendosi inoltre tra gli obiettivi il superamento delle varie “barriere tecniche e legali che impediscono l’interoperabilità dei sistemi informativi nazionali di immunizzazione”. In che modo? Partendo intanto da una stretta collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità e lo Strategic advisory group of experts on immunisation. Quest’ultimo è un gruppo di esperti che ha il compito di consigliare l’Oms su politiche e strategie globali, che vanno da vaccini e biotecnologia, a ricerca e sviluppo.

A questo link la roadmap Ue.

Il nuovo green pass

Insomma il coronavirus ha solo accelerato l’introduzione di un pass che l’Ue aveva in qualche modo già ideato. Certo, quello pensato nel 2018 non è identico al Digital Green Certificate, che dovrebbe essere “tecnicamente pronto” il prossimo primo giugno. Nel frattempo, oltre alla pandemia, sono subentrate anche una serie di polemiche sull’opportunità di introdurre un pass vaccinale. L’Ue ha rassicurato per quanto riguarda la privacy, sottolineando che i dati personali contenuti nel documento non potranno essere archiviati negli Stati di destinazione del viaggiatore. E neppure verrà creata un’apposita banca dati centrale europea. Ma i dubbi legati alla libera circolazione permangono.

Alessandro Della Guglia

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1 commento

  1. Infatti non è vero che è stato creato per il Covid. Solo un ingenuo può crederlo a mio parere..
    Era in progetto da prima. Quello che dovrebbe fare riflettere è che
    1)in paesi con molti più vaccinati del nostro ha creato molti dubbi.. solo da noi quasi si da per scontato che si debba fare.
    2)è una limitazione della libertà grandissima.. torniamo ai tempi del Muro Di Berlino(è un modo di dire), al pass per passare a una parte all’altra, ai controlli fra regioni.. limitazioni della libertà di movimento grandissime.
    Chi fa passare questo, come una occasione per avere più liberta, anche se “apparentemente” potrebbe sembrare così, mente spudoratamente… perchè una volta persa una libertà non si torna più indietro.

    Come le leggi sul distanziamento sociale.. in altri periodi storici impensabili.. ormai fanno parte della Nuova Normalità. La maggior parte della gente non si stupisce nemmeno. Poi in Italia..rispetto ad altrove, è ancora peggio.. Quasi tutte le televisioni, dicono le stesse cose, come un disco rotto. La gente le impara a memoria. Scendono in piazza migliaia di persone per una partita di calcio.. ma per queste cose importanti? la maggior parte sono zitti!

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