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Milano, 21 gen – Ousseynou Sy, il 47enne autista senegalese che il 20 marzo 2019 a San Donato Milanese dirottò e incendiò un autobus con a bordo 50 ragazzini “per vendicare i bambini migranti morti in mare” e imputato per strage, rompe il silenzio prima dell’inizio della sua udienza.

La carta della vittima

Pentimento? Macché. Secondo quanto riportato dal Giorno Sy, che senza l’intervento dei carabinieri avrebbe potuto causare una strage di ragazzini, si sarebbe subito giocato la carta della vittima, denunciando in tribunale la propria condizione di detenuto: “Vorrei precisare che sono chiuso dietro queste sbarre, in isolamento, da dieci mesi”. L’uomo, che deve rispondere di strage, incendio e sequestro di persone, sedeva in aula nei momenti in cui genitori e familiari dei giovanissimi studenti facevano luce sui disturbi psicologici e lo stress post traumatico subiti dai ragazzini in seguito al sequestro del bus.

Sy si dà per pazzo

Evidente anche il tentativo dell’ex autista di passare per infermo di mente: “Io vedo qui molte mamme, vi invito a considerare i bambini morti in mare. Io questo gesto l’ho fatto per loro”, ha affermato in aula dopo aver chiesto di rendere alcune dichiarazioni. Sy è stato interrotto dal presidente della Corte, Ilio Mannucci Pagini.

Per i bambini nessun ritorno alla normalità

Dalle deposizioni di parenti e insegnati dei bambini coinvolti nel dirottamento è chiaro che le vittime, che furono sequestrate per ore, che subirono uno shock emotivo lacerante, oggi non riescono a tornare alla normalità. Gli alunni soffrirebbero di ansia, mancanza di concentrazione, disturbi del sonno, pianti e depressione. Difficile buttarsi alle spalle la vicenda, nonostante siano seguiti da un team di psichiatri. “È molto cambiata e per lungo tempo ha rifiutato il cibo”, ha spiegato la madre di una bambina al giudice. Il padre di uno dei ragazzini esposti mediaticamente avrebbe segnalato comportamenti anomali nel figlio: “Durante la notte non dorme mai, resta a guardare il cellulare e parla da solo, come se fosse ancora in televisione. Se si addormenta sogna di cadere nel vuoto da un palazzo o di morire in un altro modo tragico, quindi l’incubo non finisce mai”.

Traumi perpetui

Il team di psicologhe presenti ieri in aula ha spiegato le problematiche legate all’aver assistito a questo tipo di evento: “Si tratta di preadolescenti, poco più che bambini (il cervello arriva a maturazione dopo i 15 anni), il carattere non è formato, non hanno capacità di centralizzare, restano immersi nelle emozioni“. E ancora: “Il trauma incide sullo sviluppo della psicopatologia. Subiranno le conseguenze per molto tempo, questa è una ferita che accuseranno per tutta la vita e traumi come questo sono in grado di modificare la genetica e si trasmettono a figli e nipoti“. Sy è poi uscito dall’udienza ed è stato riportato in carcere.

Cristina Gauri

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