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Roma, 8 mar – Il decreto con cui il governo ha allargato le zone rosse all’interna Lombardia e altre 14 provincie, stabilendo in più una serie di importanti e restrittive limitazioni in tutta Italia, ha scatenato numerose rivolte nelle carceri da nord a sud della penisola. Oltre al timore di non poter disporre di adeguati strumenti di protezione e profilassi per evitare i contagi, i detenuti protestano per lo stop ai colloqui che alcuni direzioni hanno imposto come misura precauzionale.

La rivolta di Salerno

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Le rivolte sono scattate ieri a Salerno dove circa 200 detenuti, dopo aver divelto le inferriate, sono riusciti a salire sui tetti, arrivando a respingere con gli idranti le forze dell’ordine arrivare per sedare le agitazioni.

I carcerati del capoluogo di provincia campano hanno messo nero su bianco le proprie rivendicazioni, chiedendo di effettuare il tampone a tutti gli ospiti della struttura, di garantire forme di comunicazione con i famigliari, di offrire assistenza sanitaria a chi soffre di patologie croniche e invitando le autorità giudiziarie a valutare forme di pena alternative alla reclusione.

Proteste nelle carceri di Frosinone, Napoli e Modena

Nella giornata di oggi, a quella di Salerno si è unita la rivolta nelle carceri di Modena, Frosinone e Poggioreale. Nel penitenziario del capoluogo ciocaro un centinaio di detenuti hanno occupato un padiglione, mentre nella casa circondariale partenopea sono saliti sul “passeggio” interno della struttura. A Modena, invece, si parla di una protesta dai tratti molto violenti che avrebbe arrecato notevoli danni alla struttura. Non si segnalano, per il momento, episodi di evasione anche se numerosi agenti della polizia penitenziaria sarebbero rimasti feriti.

Nicola Mattei

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