Roma, 17 ott – Gli Istituti fisioterapici ospedalieri (Ifo) di Roma non sono nuovi alla problematica gestione dei provvedimenti imposti dal governo agli ospedali: come avevamo già documentato il 13 agosto scorso, decine di pazienti, molti dei quali oncologici che dovevano sottoporsi alle terapie chemioterapiche, erano stati rimandati a casa o erano stati costretti a aspettare per ore fuori dalla struttura con temperature proibitive perché non erano in possesso del green pass, anche se tale certificazione non era necessaria.



Grazie alla nostra richiesta di chiarimenti, la direzione medica degli Ifo aveva corretto le regole di accesso di accesso all’ospedale: “Si accede agli Istituti tramite le seguenti azioni di screening: compilazione questionario Covid, controllo della temperatura, misurazione saturimetria ossigeno, igienizzazione mani con gel idroalcolico presente in tutte le aree di transito/attesa degli Istituti, corretto utilizzo della mascherina chirurgia o FFP2 e – ecco la modifica, ndr – POSSIBILMENTE mostrando la certificazione verde/Green pass a tutele della salute di tutti i nostri pazienti”.

Caos dipendenti nel primo giorno di green pass obbligatorio

Tante sono state le lamentele dei dipendenti, arrivate alla nostra redazione, per le interminabili code, in entrata e in uscita, che si sono verificate nel primo giorno di obbligatorietà dell’esibizione del green pass. Tali lungaggini burocratiche hanno causato ovviamente ritardi nel raggiungimento del posto di lavoro dei dipendenti e, quindi, connesse complicazioni ai fruitori dei servizi della struttura ospedaliera.

Con un comunicato, per evitare rallentamenti in entrata, la direzione medica degli Ifo ha invitato i dipendenti “a prevedere di accedere con qualche minuto di anticipo rispetto all’orario previsto”.

L’Ifo si giustifica così

La direzione medica degli Istituti fisioterapici ospedalieri ha giustificato tali code e disagi con la “mancata esperienza relativa alla nuova procedura”. Certamente è una nuova procedura, ma l’approvazione del decreto-legge del governo sull’estensione dell’obbligatorietà del green pass a tutti i lavoratori risale al 16 settembre scorso. Per questo motivo, ci chiediamo perché tale procedura non sia stata testata in anticipo e non sia stato predisposto precedentemente un “lettore aggiuntivo” per evitare gli evidenti disagi che hanno dovuto subire i dipendenti e di conseguenza i pazienti degli Ifo.

Caos green pass, Zingaretti e D’Amato tacciono

Di ciò, dovrebbero risponderne anche il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato. Nel gennaio del 2021, sia Zingaretti sia D’Amato sono peraltro finiti nel registro degli indagati della Procura di Roma per abuso d’ufficio, in relazione alla vicenda delle nomine nelle Asl, avvenute nel 2019. L’indagine riguarda la nomina, in posizione dirigenziale in una Asl, di un candidato che non avrebbe avuto i requisiti per accedervi ma che sarebbe stato selezionato grazie a una modifica effettuata nel bando di accesso. “Non posso caricarmi sulle spalle il mondo. Nessuno chiede a Draghi cosa fanno alla presidenza della Camera” così Nicola Zingaretti aveva risposto alle richieste di chiarimenti seguite allo scoppio sullo scandalo concorsopoli in Regione Lazio.

Francesca Totolo

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