ansa - campo di accoglienza di mineo - Controlli ai migranti giunti stamani, 24 marzo 2011, al " villaggio della solidarietà" di Mineo (Catania), partiti ieri sera da Lampedusa con la nave della Marina Militare Italiana San Marco. ANSA/ORIETTA SCARDINO

Roma, 16 ott – I 35 euro al giorno che lo Stato paga per ogni migrante sistemato nei centri d’accoglienza vi sembrano una spesa eccessiva e ingiustificata? Allora di sicuro non vi farà piacere sapere che lo Stato paga non solo per gli stranieri stipati in queste strutture, ma anche per quelli che non ci sono più: quelli fuggiti, svaniti nel nulla, a zonzo per le nostre città o scappati verso il nord Europa.

Rimborsi spese per immigrati fantasma: è l’ultima meraviglia che arriva da quel luogo incantato chiamato Cara di Mineo. La Procura di Caltagirone ha infatti aperto un’inchiesta (la quarta) dopo aver scoperto la “truffa del badge”.

Secondo un’inchiesta pubblicata ieri su Repubblica, l’andazzo al Cara era questo: ogni nuovo arrivato entra in possesso di un badge che registra entrate e uscite. Quando non viene utilizzato per tre giorni di fila scatta un allarme, ma lo Stato deve continuare a erogare i relativi 35 euro giornalieri. Solo dopo altri due giorni di inattività il tesserino magnetico viene automaticamente disattivato.

A questo punto, la struttura dovrebbe segnalare l’assenza definitiva dell’ospite alla Prefettura, che dovrebbe smettere si pagargli vitto e alloggio. Dovrebbe. Perché molti immigrati restano a Mineo meno di 48 ore: vogliono il nord Europa, quindi non si fanno identificare e scappano. I loro badge restano, però. E vengono regolarmente pagati, con qualcuno che si intasca i 35 euro in modo fraudolento.

Ma niente paura, adesso arrivano gli hotspot (che, come ogni cosa per cui si utilizzi un nome inglese senza ragione, sono delle fregature presentate in una veste più “moderna”). Sono i famosi centri attrezzati per identificare i migranti che vogliono presentare richiesta d’asilo.

Cosa ci si debba aspettare lo rivela il sito Redattore Sociale, che intervista alcuni addetti all’accoglienza che tratteggiano un quadro apocalittico: “È una bomba ad orologeria sociale”. Si parla dei “respingimenti differiti”, ovvero dei migranti appena sbarcati a cui, dopo interviste sommarie di dieci minuti, non viene riconosciuto lo status di rifugiati e a cui viene invece notificato l’obbligo di allontanarsi dal territorio nazionale entro sette giorni. Come? Non è un problema delle autorità italiane, che di fatto lasciano questa gente in strada, appena scesa dai barconi, senza un riferimento.

Immigrati, spesso giovanissimi, da Burkina Faso, Mali, Gambia, Senegal, Nigeria, Togo, Costa D’Avorio, Guinea, completamente lasciati a se stessi e che ovviamente finiscono nelle mani di trafficanti e caporali, quando non in preda all’alienazione totale stile Kabobo. Si tratta, spiega a Redattore Sociale Elvira Iovino, responsabile dello sportello informativo di Centro Astalli a Catania, di «ragazzi mal vestiti, con la scabbia in stadio avanzato, con fratture non curate, denutriti e senza un posto dove dormire… tutti, ad eccezione di eritrei e siriani, hanno in mano un respingimento e non sanno cosa fare». In effetti è uno spreco: si poteva almeno dar loro un badge.

Adriano Scianca

(articolo uscito su Libero del 16 ottobre 2015)

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