La soluzione sarebbe stata proposta dai tecnici del ministero del Lavoro che mirano ad agevolare la “flessibilità in uscita”

Roma, 16 ott – Il testo della proposta di legge di stabilità ancora non si conosce nei dettagli ma già alcuni provvedimenti per quanto riguarda le pensioni sembrano certi. I lavoratori che dal 2016 al 2018 maturano 63 anni e 7 mesi di età (cioè 3 anni dall’età pensionabile di vecchiaia) potranno optare su base volontaria per il part-time al 60-40% e vedersi al tempo stesso tutelato il loro assegno pensionistico (ma non il loro stipendio mensile). A versare i contributi in busta paga sarà, infatti, il datore di lavoro mentre ai contributivi figurativi penserà lo Stato. L’intervento riguarderà solo i lavoratori dipendenti del settore privato e garantisce allo Stato un costo di gran lunga ridotto rispetto alla flessibilità in uscita.

Questa misura ricorda molto il disegno di legge n. 324 “Interventi per l’accesso flessibile e graduale alla pensione ai fini dell’invecchiamento attivo e della solidarietà intergenerazionale” che fù presentato al Senato il 26 marzo 2013 da Santini e Ghedini (Pd).

Nella relazione, i due senatori, sottolineanearono, tra l’altro, che “l’allungamento della vita attiva attraverso l’innalzamento dell’età legale di accesso alla pensione rischia di tradursi in un fattore di freno alla crescita per effetto del mantenimento forzoso al lavoro di persone con ridotta capacità lavorativa o minore motivazione”. Proposero perciò “l’introduzione di forme, per un verso, di alleggerimento della prestazione lavorativa dei lavoratori anziani e, per altro verso, di incentivi all’ingresso di lavoratori giovani, secondo percorsi di affiancamento e di tutoraggio funzionali al trasferimento intergenerazionale di competenze”. Infine ribadirono la necessità di perseguire entrambe le finalità attraverso “un peculiare sistema di incentivo al part-time per l’accompagnamento alla pensione, il riconoscimento ai lavoratori anziani della possibilità di accesso ad un anticipo della pensione e l’introduzione di forme di solidarietà intergenerazionale per il trasferimento di competenze”.

Questa, come l’attuale misura presentata all’interno della legge di stabilità, presenta dei punti controversi sia riguardo all’uscita graduale dell’anziano dall’attività lavorativa e sia rispetto all’ingresso del giovane a tempo parziale il quale di fatto viene lasciato nel limbo del precariato con un reddito ridotto e inadeguato per la costruzione e organizzazione di una propria vita autonoma.

Metà stipendio prima della pensione non conviene al lavoratore ma potrebbe convenire al datore di lavoro che comincerebbe a svecchiare la forza lavoro assumendo con un altro mezzo stipendio il giovane precario a tempo parziale incentivato e motivato per il futuro contratto a tempo indeterminato a tutele de-crescenti.

Quella introdotta  all’interno della legge di stabilità ha un po’ il sapore dei tanto decantati mini jobs tedeschi. Attraverso l’introduzione dei mini jobs si sono si creati due milioni e mezzo di posti di lavoro per bassi salari. Ma per contrappeso sono stati eliminati 340 mila posti di lavoro stabili a tempo pieno, causando gravi danni al sistema di sicurezza sociale per i bassi introiti della contribuzione per la cassa malattia.

Il numero di coloro che vivono soltanto di un mini job è rimasto pressoché costante dal 2003 fino ai giorni nostri (4,9 milioni) mentre ad essere aumentato, o meglio ad essere pressoché raddoppiato è il numero dei nebenjobber, ossia di coloro che uniscono ad un lavoro a tempo determinato o indeterminato anche un mini job (si tratta di circa 2,7 milioni di persone).

L’aspetto positivo pare essere è la riduzione del lavoro in nero e la disoccupazione ma il rovescio della medaglia sono i salari da fame che in alcune circostanze sono perfino inferiori ai 2 euro l’ora. Si tratta di lavori con uno stipendio massimo di 450 euro mensili e con un limite di ore (almeno formalmente) di circa 15 ore settimanali. Tuttavia, non esistendo in Germania un salario minimo gli accordi tra le parti possono essere diversi e il mini jobbers trovarsi a lavorare più ore delle 15 canoniche.

Nel caso italiano l’adozione di contratti part time per  gli over 63 non si discosterebbe molto da questo esempio con la differenza che rappresenterà per il dipendente una mesta uscita dal mondo del lavoro.

Giuseppe Maneggio

 

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