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Primato nazionale dell’energia solare: il punto dagli scienziati del Cnr

by La Redazione
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Impianto fotovoltaico installato nel 1984 sull’Isola di Vulcano, di dimensioni record a quei tempi, tuttora pienamente operativo con una modestissima perdita di efficienza

Roma, 16 ott – Le prospettive aperte dalla rivoluzione energetica solare, a livello mondiale e del primato che l’Italia detiene in questo campo, sono state analizzate dal Consiglio nazionale delle ricerche in uno studio pubblicato su Energy Science & Engineering dal titolo “The Great Solar Boom: A Global Perspective into the Far Reaching Impact of an Unexpected Energy Revolution“.

La capacità fotovoltaica installata globalmente vale 200 GigaWatt, pari al fabbisogno annuo dell’Italia e al 10% della potenza globale, restituisce da 10 a 50 volte l’energia impiegata nella costruzione degli impianti, e con una superficie inferiore allo 0.6% del territorio europeo ne coprirebbe il fabbisogno.

L’Italia, dall’alto del suo primato mondiale nella generazione elettrica solare pro-capite, è anche storicamente all’avanguardia, con l’impianto installato sull’isola di Vulcano nel 1984, enorme per lo standard dei tempi e tuttora in piena efficienza.

Tutto questo, e molto altro: andamento dei prezzi, evoluzione della tecnologia, consumi, opportunità aperte dall’auto elettrica, barriere da superare, è illustrato nello studio sul fotovoltaico e sull’energia solare condotto dai ricercatori dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet-Cnr) e dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn-Cnr) del Consiglio nazionale delle ricerche.

Lo studio spiega come l’energia solare sia un’alternativa ormai pronta per una grande transizione energetica che consenta di conciliare crescita dell’economia globale e risanamento ambientale, di risolvere il dilemma fra possibile carenza di petrolio, aumento dei costi di estrazione degli idrocarburi e crescita della popolazione, che in passato aveva portato i prezzi su livelli insopportabili per molte economie”, spiega Francesco Meneguzzo dell’Ibimet-Cnr di Firenze. “Il fotovoltaico conviene perché, a seconda dei materiali utilizzati, restituisce da 10 a 50 volte l’energia impiegata nella sua costruzione. Mentre le diffuse perplessità rispetto all’occupazione di territorio sono superate dalla valutazione che una superficie inferiore allo 0.6% del territorio europeo sarebbe sufficiente per garantire con i pannelli fotovoltaici la copertura completa del fabbisogno elettrico dell’Unione Europea”.

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Differenza dell’impatto sul territorio tra un impianto solare fotovoltaico a Springerville, Arizona (in alto: 310 metri quadri per produrre 1 Gigawatt-ora di elettricità) e la rimozione della cima di una montagna per una miniera di carbone a Rawl West, Virginia (in basso: 320 metri quadri per produrre 1 Gigawatt-ora di elettricità)

I vantaggi e i costi della tecnologia, evidenzia lo studio, sono chiari: l’elettricità fotovoltaica è venduta a prezzi inferiori a quella da fonti convenzionali, anche senza incentivazioni e non soltanto nei Paesi più soleggiati, ma persino in Francia che è il Paese con la maggiore penetrazione del nucleare a livello globale. La disponibilità crescente di elettricità ottenuta dalla luce solare durante le ore di punta ha fatto crollare il prezzo del kWh nei Paesi più solarizzati come Germania (dai 51 Euro/MWh del 2006 a 33 Euro/MWh del 2014) e Italia (dai 75 euro/MWh del 2006 ai 52 Euro/MWh del 2014), in cui la componente dovuta alla generazione fotovoltaica ha pesato molto più della crisi della domanda”, sostiene Mario Pagliaro, ricercatore presso l’Ismn-Cnr di Palermo e recentemente nominato presidente della AMG Energia S.p.A., azienda che gestisce tra l’altro gli impianti di illuminazione e la rete metano del capoluogo siciliano. “Ed è stata l’Italia, attraverso l’impianto installato nel 1984 nell’isola di Vulcano, a mostrare al mondo come la tecnologia fotovoltaica per generazione elettrica fosse affidabile e robusta, con un modesto 6% di perdita di produzione registrato in oltre 30 anni di funzionamento”.

L’ultima barriera per la sostituzione dei combustibili fossili tanto nel riscaldamento degli edifici, con le pompe di calore, quanto nel trasporto pubblico e privato delle persone attraverso tram, treni ed auto elettriche”, concludono Pagliaro e Meneguzzo, “è quella dell’accumulo necessario a rendere disponibile l’elettricità solare in inverno e durante la notte, in via di superamento grazie alle evoluzioni rapidissime della tecnologia e dell’industria delle batterie e delle celle a idrogeno che, in quanto a capacità e costi, ricalcano le orme dei recenti sviluppi della tecnologia e dell’industria fotovoltaica”.

Sembrano quindi non esserci più scuse per un’Europa che, stretta tra la dipendenza crescente dal gas russo e il declino della produzione interna di energia fossile, avrebbe un’opportunità unica per garantirsi uno sviluppo di lunga durata, economicamente ed energeticamente sostenibile e sovrano, purché si decida a un cambio di passo nella politica finanziaria alla radice dell’allocazione sempre più inefficiente della propria ricchezza.

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