Roma, 30 ott – Il diritto allo studio è un diritto inalienabile, in una società che possa dirsi civile. Ricordiamo le numerose battaglie compiute nella storia per garantire all’intera popolazione italiana giovanile un banco su cui guadagnare un titolo di studio. Ma ora questo diritto è messo in discussione.
E non attraverso procedure dirette, come poteva essere l’esclusione da attività sociali per mancato possesso del green pass (non dimentichiamo), ma tramite il dissolvimento di bordature della vita scolastica di un giovane, bordature che però rendono tale vita stabile, al contempo. Nell’anno 2022 è esplosa una problematica non irrilevante nella vita studentesca dei giovani universitari: il caro affitti. Già conosciamo (fin) troppo bene le numerosi crisi in atto in questo anno di grazia: crisi energetica, economica, caro bollette.
La responsabilità, poi, di tutto ciò rispetto la guerra in Ucraina è altro affare, assolutamente da analizzare a fondo: menzioniamo l’utile di 7,3 miliardi di euro raggiunto da Eni quest’anno, ovvero il 700% in più del 2021, quando la guerra non c’era e i prezzi di gas, petrolio e energia non erano saliti alle stelle; un guadagno inaspettato per delle risorse che dovrebbero costare assai ai fornitori, non credete?

Traslando da connessioni e colpe, è necessario puntare la lente d’ingrandimento su vittime in ombra. E sono le stesse vittime da due anni a questa parte. Poniamo che un ragazzo, appena terminata la scuola superiore, voglia addentrarsi nel mondo universitario. Se è fortunato, potrà raggiungere la sede della propria facoltà ogni giorno tramite mezzi pubblici. Ma se fosse un fuori sede? Dovrà abbandonare la propria casa natale. Casa in cui, in questo momento, sono aumentati: luce, gas, energia; se la famiglia ha poi un mezzo, oltre alle bollette si deve far fronte a bollo, assicurazione e benzina.
Si pone in essere pertanto il fatto che un canone di locazione in aggiunta sia una spesa onerosa. Certo, si potrebbe pensare di pagare l’affitto con i soldi guadagnati da una sudata stagione lavorativa adempiuta dal giovane studente.

Studenti, il caro affitti e l’assurdità del calcolo ISEE

Tuttavia è qui che sorgono due ostacoli impegnativi. Il primo: l’effettiva mancanza di alloggi. Dal ritorno alle lezioni in presenza nel 2021, gli appartamenti svuotati causa pandemia sono stati presi d’assalto.
Il risvolto è una caccia spietata, che si conclude con la seria convinzione che un divano letto a centinaia di euro mensili sia effettivamente una soluzione dignitosa. É come la fila chilometrica all’Apple store per il nuovo iPhone: chi cerca posto letto è nevroticamente disposto a tutto, pur di ottenere qualcosa.
E come se non bastasse, chi effettivamente riesce a mettere le mani su un appartamento, si arroga il diritto di filtrare i possibili coinquilini. Esperienze strettamente personali e varie ricerche in generale hanno riscontrato una sorta di “trasferimento della proprietà”: non più gli effettivi proprietari, ma i primi inquilini (parliamo sempre di studenti) si prendono la briga di scartare o accettare eventuali candidature di altre persone. Ecco come, così, sorgono annunci in cui espressamente si mettono al bando specifiche categorie di studenti. Per fare alcuni esempi, in un annuncio immobiliare gli inquilini (non il proprietario) affermavano saldamente di non volere pro-vita e “fasci”. Su che base si può escludere a priori delle persone, senza averle conosciute?
Si ricorda che un alloggio serve allo studente per studiare innanzitutto, non a fare politica come fosse un caffè ottocentesco.

Si potrebbe supporre di richiedere un alloggio universitario tramite agevolazione, con presentazione ISEE. Si cade male: il calcolo ISEE è a dir poco fallace, privo di effettiva correlazione alla reale situazione economica di una famiglia. Basti ritenere che avere una casa di proprietà (magari una casa vecchia ereditata dai nonni) è già fattore di scivolamento nella graduatoria per la distribuzione degli alloggi. Inoltre il calcolo inattendibile dell’ISEE farà in modo che anche le rette universitarie rimangano invariate, ed è stimato che si trattino di cifre a tre zeri annuali.

Affitti per studenti: prezzi folli

In secundis: i prezzi folli a cui si affittano le stanze disponibili. Un divano in affitto a Bologna per 350 euro al mese può far ridere, o piangere? Almeno, come recitava l’annuncio, le spese condominiali erano incluse. Si tratta di un mangia mangia orripilante, atto a speculare, come sorci in una pattumiera, sulla disperazione. Fa riflettere come stanze singole siano messe in affitto ad un certo canone per persone adulte, mentre una stessa stanza singola rivolta espressamente a studenti salga di prezzo. Si gioca, si è capito, sulla necessità dello studio, che ora più che mai è diventato indispensabile, dato che almeno una laurea risulta essere tassativa, nel mondo lavorativo odierno.

Un tetto ai canoni di locazione

Come ovviare a queste problematiche? Di certo i comuni stessi, in cui sorgono poli universitari (pensiamo Padova) potrebbero intercedere per mettere un tetto ai canoni di locazione di stanze destinate ad uso studentesco, proporzionalmente con l’ubicazione di suddetto alloggio e planimetria.
Inoltre individuare, alcuni mesi prima dell’inizio dell’anno accademico, appartamenti utili a un target studentesco sarebbe cosa utile affinché non si creino le disperate corse a cui stiamo assistendo. La motivazione è lo strumento più forte per il progresso di una nazione; se ancora prima di intraprendere un percorso studi si avverte un senso di sconforto, di abbandono delle istituzioni che dovrebbero accoglierci, la storia può chiudersi qui.

Alberto Emilio Pasini

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2 Commenti

  1. “Laurearsi” per i fatti propri con un occhio attento ai programmi e testi universitari è una scorciatoia possibile, contano i fatti non solo pezzi di carta ottenuti spesso non si sa come. Quando sai, sai!

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