Roma, 11 apr — Il nervosismo da fame gioca brutti scherzi, in questo caso ha mandato tutti quanti all’ospedale: è quanto accaduto ad Ancona, dove tre musulmani osservanti del Ramadan che attendevano il tramonto per poter cenare sono rimasti coinvolti in una rissa dopo che uno di loro aveva lasciato la cena sul fuoco, bruciandola. L’episodio, stando a quanto riporta AnconaToday, si è verificato sabato sera in un appartamento di via Scrima: una lite talmente violenta da necessitare dell’intervento di Polizia e due ambulanze della Croce Gialla che hanno trasportato al pronto soccorso i tre litigiosi immigrati — due egiziani e un tunisino tutti di età compresa tra i 30 e i 40 anni.

Brucia il pasto di fine Ramadan, scoppia la rissa

Come detto, il gruppetto di fedeli stava osservando il periodo del Ramadan, iniziato il 23 marzo e che si protrarrà fino al 20 aprile. Per tutto il mese, dall’alba al tramonto, il digiuno è obbligatorio per tutti i musulmani fatta eccezione per malati, donne incinte, viaggiatori, anziani e donne durante il ciclo mestruale. I due pasti giornalieri previsti, all’alba e al tramonto, rappresentano per i musulmani un’occasione per ritrovarsi con gli altri membri della comunità e rompere il digiuno insieme. L’obiettivo del fedele è la crescita spirituale: per fare questo si prega e si recita il Corano, astenendosi dal pettegolezzo, dalla menzogna e dai comportamenti rissosi. 

Cena bruciata

Obbiettivo del Ramadan miseramente fallito, nel caso dei tre nordafricani protagonisti della vicenda. Affamati dopo una giornata di digiuno, non attendevano altro che il sole calasse per potersi avventare sul tanto agognato pasto, quando si sono resi conto che il «cuoco designato», per una distrazione, aveva bruciato la cena. Manicomio. All’interno dell’abitazione si è scatenata una rissa furiosa: il cuoco è stato letteralmente massacrato di botte dagli altri due, tanto che le sue grida hanno attirato l’attenzione dei vicini che hanno pensato bene di allertare la polizia e i soccorsi. Solo l’intervento delle forze dell’ordine ha scongiurato che la situazione degenerasse ulteriormente.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Una religione di pace e fratellanza democratica… di tolleranza e di pazienza… è per questo che si sta importando a peso.

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