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Roma, 17 lug – “Ai giorni nostri l’italiana Chiara Ferragni, nata a Cremona, incarna un mito per milioni di followersuna sorta di divinità contemporanea nell’era dei social”. Così la Galleria degli Uffizi, sulla propria pagina Instagram, ha commentato la visita privata di Chiara Ferragni al mirabile museo fiorentino. La celebre influencer ha infatti potuto ammirare in solitaria i capolavori del Rinascimento italiano in seguito a un servizio fotografico di cui è stata protagonista. Una gentile concessione del museo, con il direttore tedesco Eike Schmidt che ha voluto accompagnare personalmente la Ferragni per mostrarle le straordinarie opere d’arte.

Dalla Cappella Sistina agli Uffizi

Non si tratta tra l’altro del primo invidiabile privilegio di cui ha potuto godere l’influencer, visto che qualche settimana fa ha visitato (sempre in privato) i Musei Vaticani insieme al marito Fedez scattando foto nella Cappella Sistina. In quell’occasione le polemiche non sono mancate e probabilmente non mancheranno neppure stavolta. Ma di per sé poco ci interesserebbero, anche perché è piuttosto lapalissiana l’operazione di immagine. Certo, è altrettanto difficile pensare che gli Uffizi abbiano davvero bisogno di ricorrere alla Ferragni per pubblicizzarsi. Ma tant’è, a colpire è semmai quanto scritto sulla pagina Instagram del più importante museo al mondo di arte rinascimentale, che non ha solo definito l’influencer “una sorta di divinità contemporanea”.

Il paragone con la Venere di Botticelli

Ha pure azzardato un improbabile paragone con la Venere di Botticelli. “I canoni estetici – ha scritto il museo – cambiano nel corso dei secoli. L’ideale femminile della donna con i capelli biondi e la pelle diafana è un tipico ideale in voga nel Rinascimento. Magistralmente espresso alla fine del ‘400 da #SandroBotticelli nella Nascita di #Venere attraverso il volto probabilmente identificato, con quello della bellissima Simonetta Vespucci, sua contemporanea. Una nobildonna di origine genovese, amata da Giuliano de’Medici, fratello minore di Lorenzo il Magnifico e idolatrata da Sandro Botticelli, tanto da diventarne sua Musa ispiratrice”.

Tutto condivisibile e altrettanto noto, a parte il rischio che qualche buontempone Black lives matter possa accusare stupidamente di “razzismo” gli Uffizi per aver parlato di “ideale di donna con i capelli biondi e pelle diafana”. Sta di fatto che il museo si è spinto oltre, sostenendo che “ai giorni nostri l’italiana Chiara Ferragni, nata a Cremona, incarna un mito per milioni di followers”. Quindi è una sorta di divinità attuale “diviso tra feroci detrattori e impavidi sostenitori”. Ovvero “un fenomeno sociologico che raccoglie milioni di seguaci in tutto il mondo, fotografando un’istantanea del nostro tempo”. Quanto siamo fortunati a ritrovarci questo di mito.

Eugenio Palazzini

3 Commenti

  1. Ancora si discetta, in ambienti adeguati, sui contenuti e la simbologia neoplatonica che Botticelli volle esprimere nel quadro della “Nascita di Venere”: cos’abbiano questi elementi a spartire con una Barbie ignorante e viziata, divenuta famosa solamente grazie alla dabbenaggine d’una massa inebetita che ne decreta la fortuna, non è dato a comprendere. Che anche il direttore degli Uffizi non sappia oppur non voglia andare al di là dell’arte intesa come carta patinata è ancor più deplorevole e preoccupante. Ci attendiamo di apprender trepidanti come le attuali meches o la messa in piega siano degne della chioma mostrata nelle effigi della dea Atena (da “theonoa”, oppure “ethonoe”, ovvero “mente di Dio”, secondo riportato da Platone, ormai evidentemente meri “particolari” secondari degni dell’oblio, a tutto beneficio della vanità più frivola che privilegia il fluttuare acconciato del capello: del pari passo per ciò che concerne il senso secondo il quale la stessa dea possa portare seco la civetta ed il serpente, accanto a un poderoso scudo e una robusta lancia).

  2. Volevo commentare… ma poi ho letto citodacal… Fusaro sotto mentite spoglie? Di fronte a cotanta retorica, che dire… Epoché… Complimenti!

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