Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 10 mar – Anche se l’Italia è – come dire – chiusa in casa per l’emergenza coronavirus, come è noto i cittadini potranno continuare a spostarsi. Ma solo per tre ragioni: lavoro, salute o necessità. Per farlo si deve compilare la ormai celebre autodichiarazione (scaricala qui), un modulo già predisposto per le zone “a contenimento rafforzato” (Lombardia e altre 14 province) e ora esteso all’intero territorio nazionale. In sostanza, si tratta di un documento con cui un cittadino autocertifica perché si sta muovendo nonostante le limitazioni fissate dalle autorità e la raccomandazione a rimanere a casa.

Ecco i quattro casi in cui ci si può spostare

Ci si può spostare soltanto in alcuni ristrettissimi casi, come riportato nella stessa auto-dichiarazione:
esigenze lavorative (andare e tornare dal proprio ufficio, qualora il proprio datore di lavoro non abbia predisposto sistemi di smart working, di lavoro da casa)
situazioni di necessità (ad esempio andare a fare la spesa, acquisti di prima necessità o per “altre situazioni particolari” da spiegare nel dettaglio in caso di controlli, come andare ad accudire parenti anziani o a prelevare i propri figli se si è genitori separati)
per motivi di salute (visite – se non sono state cancellate per l’emergenza coronavirus – o esigenze sanitarie di varia natura)
rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza

C’è invece il divieto assoluto di spostamento per le persone sottoposte a quarantena o risultate positive al virus.

Ecco dove si verificano i controlli

Secondo la direttiva del Viminale diramata ai prefetti, “i controlli sul rispetto delle limitazioni della mobilità avverranno lungo le linee di comunicazione e le grandi infrastrutture del sistema dei trasporti”.

su autostrade e viabilità principale, gli agenti della polizia stradale potranno fermare le vetture e controllare i moduli. Lo stesso potrà essere fatto da Carabinieri e Polizia municipale sulla viabilità ordinaria

nelle stazioni ferroviarie saranno attuati gli stessi controlli sui passeggeri, chiedendo di esibire la propria autodichiarazione. In aggiunta la polizia ferroviaria, in collaborazione con personale delle ferrovie dello Stato, delle autorità sanitarie e della Protezione civile, si occuperà della canalizzazione dei passeggeri in ingresso ed uscita, operando “verifiche speditive” (ossia rapide) sullo stato di salute dei viaggiatori

negli aeroporti, i passeggeri in partenza dovranno esibire la certificazione insieme ai documenti di viaggio. Quelli in arrivo dovranno motivare lo scopo del viaggio in fase di ingresso.

Il documento va stampato, compilato e portato con sé

Il documento deve essere stampato, compilato e pronto da esibire in caso di controllo. Ma attenzione, non averlo con sé non equivale a commettere qualche violazione: l’autodichiarazione può essere “resa anche seduta stante attraverso la compilazione di moduli forniti dalle forze di polizia”. In ogni caso, chiarisce la direttiva, “la veridicità dell’autodichiarazione potrà essere verificata anche con successivi controlli”. In sostanza, le autorità potranno fare dei controlli per verificare se non si è dichiarato il falso (questo passaggio appare il punto debole della direttiva, perché in assenza di controlli non si scoveranno i “furbetti dell’autodichiarazione”).

In caso di violazione si rischia dall’arresto al carcere

In caso di violazione – spostamento non consentito – si incorre nel reato previsto dall’articolo 650 del codice penale (“inosservanza di un provvedimento di un’autorità”), a meno che il proprio comportamento “possa configurare un’ipotesi più grave”. Il cittadino che viola le norme sugli spostamenti rischia una pena prevista di arresto fino a 3 mesi (o l’ammenda fino 206 euro). In caso di ipotesi più grave – “delitti colposi contro la salute pubblica, che persegue tutte le condotte idonee a produrre un pericolo per la salute pubblica” – secondo l’articolo 452 del Codice penale si rischia il carcere. Ma anche in questo caso, la soluzione dell’autodichiarazione rende complesso accertare la violazione e quello che ne consegue a livello di sanzioni.

Adolfo Spezzaferro

5 Commenti

  1. e tutti i lavoratori in nero? premettendo che il lavoro nero è illegale e via dicendo… ma come portano a casa la pagnotta se non possono dichiarare che vanno a lavorare? come pagano l’affitto? come pagano le bollette? già un lavoratore in nero rischia la perdita del posto di lavoro con la crisi attuale, non prende il reddito di cittadinanza, non prende cassa integrazione, non prende contributi, non ha garanzie dal datore di lavoro, ora oltre al danno rischia il carcere?

    • E’ brutto a dirsi, molti lo fanno per necessità o perchè non si trova altro… ma se uno/a accetta o decide di lavorare in nero (cosa che comporta già di per se il fatto di essere fuori legge) ne deve accettare anche tutte le conseguenze. Non potrà pagare bollette e quant’altro, ma non ha MAI pagato le imposte ed i contributi che invece a chi, come me e la maggioranza dei cittadini Italiani, lavorano in regola, vengono ABBONDANTEMENTE trattenuti dalla busta paga o richiesti se possessori di partita IVA…

Commenta