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Roma, 31 gen – Gli italiani stanno iniziando a familiarizzare con uno dei tanti termini che la neolingua politicamente corretta vomita ormai a ritmo costante: sinofobia. Il concetto indica la paura e la discriminazione dei cinesi. Alcuni quotidiani hanno addirittura passato in rassegna i diversi casi di questo fenomeno odioso. Casi che, ovviamente, si sono moltiplicati via via che il Coronavirus si è pericolosamente diffuso ed è quindi cresciuta la preoccupazione per il contagio. Insomma, anche in questo caso la colpa della diffusione del panico non è da addebitarsi – per dirne una – a scarsi e insufficienti controlli sanitari. Assolutamente no: la colpa è, come sempre, del razzismo degli italiani e degli altri popoli occidentali.



Allarme sinofobia

A leggere le grida allarmate degli antirazzisti psicotici, infatti, è tutto uno stracciarsi le vesti per i pregiudizi etnici che sarebbero riemersi in maniera preoccupante. E così possiamo vedere Corrado Formigli mangiarsi in diretta un involtino primavera a Piazzapulita, l’ennesima campagna social anti-discriminatoria con tanto di hashtag (#JeNeSuisPasUnVirus) e vette di autentico lirismo buonista come questa: «Il fatto che la sinofobia sia esplosa a ridosso della Giornata della memoria per le vittime della Shoah – ha scritto in tutta serietà Maurizio Ambrosini su Avvenire – invita ad alzare la guardia contro le nuove forme di razzismo e pregiudizio etnico». Capito? Se avete paura del Coronavirus, non è perché sussiste il rischio che veniate contagiati, ma solo perché siete degli sporchi sinofobi (e anche un po’ antisemiti).

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Il Coronavirus si cura con la globalizzazione

Detto di sinofobia e razzismo, c’è anche chi se la prende con il nazionalismo e i «regimi illiberali». Basti leggere le illuminanti perle di saggezza dell’immarcescibile Gianni Riotta: «La Cina – ha scritto su Twitter – provando a centralizzare ogni scelta coronavirus a Pechino e censurare le notizie, ha contribuito a diffondere l’epidemia. In una parola, l’idea nazionalista diffusa che “i regimi funzionano in modo più efficiente delle democrazie” è una fola assurda». Ma all’appello non poteva mancare anche il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, che, sempre su Twitter, ha tuonato: «Il vero virus che la Cina non può curare. Sospesi i viaggi. Starbucks chiude metà negozi. Il virus mette paura. Ma la vera crisi con cui deve fare i conti la Cina riguarda la sfiducia generata dai regimi illiberali. Il vaccino c’è: la globalizzazione». Ah, che bello questo mondo globalizzato in cui possono circolare liberamente le idee, le persone, le merci, i capitali e i virus contagiosi.

Valerio Benedetti

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7 Commenti

  1. Premesso che la Cina ha gestito OTTIMAMENTE la situazione , evitando una Pandemia ….

    io SONO RAZZISTA ma non ho nulla contro i Cinesi ,

    vengono da noi , NON COME CLANDESTINI !!!! si integrano , non creano problemi , danno ai figli nomi Italiani e ,con una certa invidia …. parlano un OTTIMO Italiano !!! (credo che non riuscirei a dire in cinese manco “salve !”!)

    migliore il loro italiano di quello di certi politici Terroni come chec’azzeccadipietro o Giriagodemida o masdella ….

    alcuni hanno problemi con la “R” … ma non i giovani ….

    (io feci logopedia per togliermi la “R” germanica ….. che mi faceva bullizzare a scuola ,
    oggi la terrei ….. certo che dire il mio nome …. se(hrr)gio …. forse in Italia faceva davvero ridere …)

    Il vero rischio SANITARIO … è l’ Africa , è appena morta una connazionale di malaria …. infettata
    in Nigeria …..

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