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Roma, 20 giu — Due ergastoli e due condanne a 27 anni e 24 anni e mezzo — ma un imputato libero per scadenza dei termini di custodia cautelare: è il verdetto del processo per l’omicidio di Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina trovata senza vita il 19 ottobre del 2018 dopo essere stata struprata in un immobile abbandonato di via dei Lucani nel quartiere San Lorenzo a Roma.



Il verdetto è arrivato dopo oltre nove ore di camera di consiglio. L’ergastolo va a Mamadou Gara e Yusef Salia, condannati per di violenza sessuale di gruppo, cessione di stupefacenti e omicidio volontario. I giudici hanno condannato a 24 anni e mezzo Brian Minteh — che tuttavia torna libero per scadenza dei termini di custodia cautelare — e Alinno Chima a 27 anni.

Desirée Mariottini, arrivano le condanne

Presenti in aula la mamma di Desirée Mariottini, Barbara, che indossava una maglietta bianca con la foto della ragazza assassinata, circondata dai familiari e dalle amiche della 16enne. Dopo la lettura della sentenza una donna ha urlato «maledetti, possiate bruciare all’inferno». Lo scorso dicembre i pm Maria Monteleone e Stefano Pizza avevano chiesto l’ergastolo con isolamento diurno per un anno per i quattro extracomunitari imputati. per tutti e quattro gli imputati. «Mi attendevo quattro ergastoli, non sono soddisfatta di questa sentenza soprattutto perché uno degli imputati torna libero e questo non doveva succedere. Non ho avuto giustizia», questo il commento a caldo della madre.

Drogata e stuprata

Nella notte tra il 18 e il 19 ottobre del 2018 ritrovano il corpo senza vita di Desirée Mariottini, abbandonato su un materasso lercio coperto da un cencio. Si trova all’interno dello stabile abbandonato di via dei Lucani, a San Lorenzo, Roma, occupato da immigrati, pusher e tossicodipendenti. I poliziotti della squadra mobile di Roma e del commissariato San Lorenzo arrestarono due senegalesi, irregolari in Italia: Mamadou Gara e Brian Minteh, e successivamente Alinno Chima, 47 anni, e Yusef Salia. L’autopsia rivelerà lo stupro e che la ragazza aveva assunto una grande quantità di stupefacenti. La 16enne era rimasta in stato di incoscienza, riversa sul materassino, diverse ore prima della morte. In quel lasso di tempo gli immigrati l’aveva ripetutamente stuprata senza preoccuparsi delle sue condizioni e lasciandola morire senza prestarle alcun soccorso.

Cristina Gauri



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1 commento

  1. Ma certo, sono negri, i giudici non potevano mica liberarli tutti al primo colpo; ne hanno condannati due tanto sanno bene che in appello le condanne saranno cambiate in pacche sulle spalle. In terzo grado poi, assolti perché il reato non sussiste e i quattro negri faranno poi causa a quei poveri genitori che saranno costretti anche a scusarsi. VOTA PD sequestro è il sistema che ti piace.

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