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Roma, 20 giu – La questione ambientale è senz’altro il tema principale degli investimenti previsti dal Recovery Fund e dal Pnrr del governo Draghi. A Bruxelles dunque, hanno pensato di dare un accelerata verso la decarbonizzazione dell’Europa. Come? Introducendo con il concetto di “transizione ecologica” quello di nuove tasse “verdi”, destinate ad allargare le disuguglianze sociali provocate dalle chiusure negli ultimi 15 mesi.



CBAM: la transizione ecologica col portafogli dei cittadini

La Commissione sta preparando una proposta legislativa per introdurre il Carbon Border Adjustament Mechanism (CBAM), che verrà presentato entro la fine di giugno. Vediamo allora in cosa consiste.

Il CBAM prevede in sintesi l’introduzione dal 2023 di una ingente tassa sulle importazioni da nazioni con norme meno stringenti rispetto a quelle europee sull’emissione di CO2. Con questo provvedimento, l’Ue indurrebbe quei Paesi a dotarsi di regole sull’abbattimento delle emissioni conformi agli accordi di Parigi del 2015. Scoraggiando al tempo stesso la delocalizzazione delle imprese europee.

L’ammontare preciso della tassa è ancora sconosciuto. Dovrebbe rispettare un criterio di proporzionalità rispetto al costo attuale dei permessi di emissione (50 euro per tonnellata). Tale imposta, quindi, andando a tassare l’import produrrà molto probabilmente un aumento dei prezzi finali. L’ennesima mazzata per le famiglie italiane che nell’ultimo anno hanno visto una corposa riduzione della loro spesa.

Bisogna inoltre considerare il contesto europeo in cui si calerebbe il CBAM. Nonché i risvolti che avrebbe per la politica estera dell’eurozona.

Sulle tasse per la transizione ecologica una nuova possibile guerra dei dazi

In Ue è già presente l’Emissions Trading System (ETS) che fissa un tetto sulle emissioni e che costringe le imprese a più alta intensità carbonica (energia, acciaio, cemento, chimica) di acquistare costosi permessi di emissione. La conseguenza indiretta più rilevante sarebbe in chiave dei rapporti con le  due potenze mondiali Cina e Us. Il CBAM è infatti considerato un vero e proprio dazio sulle importazioni.

L’inviato speciale Usa per il clima, John Kerry, in rappresentanza dell’amministrazione Biden, ha espresso serie perplessità sul meccanismo. A Whashington si teme che queta mossa unilaterale dell’Ue possa sfavorire le esportazioni americane verso il Vecchio Continente e scatenare addirittura una guerra di dazi a livello mondiale.

La Carbon Tax europea sul modello tedesco

Come se non bastasse, a Bruxelles è in cantiere anche un’altra proposta che colpisca i trasporti e il riscaldamento domestico, sul modello della tassa già in vigore in Germania da quest’anno. A Berlino tutti gli usi di gas naturale, benzina e gasolio sono tassati a 25 euro per tonnellata di CO2. Sulla “verde” equivalgono a 7-8 cent/litro. Le abitazioni che consumano gas per riscaldamento o acqua calda hanno un sovraprezzo di circa 5 centesimi al metro cubo. Cifra che peraltro entro il 2025 aumenterà.

La società di consulenza Cambridge Econometrics ha stimato che se il sistema ETS fosse allargato anche ai settori dei trasporti e del riscaldamento domestico, al 2030 si avrebbe un aumento dei costi del carburante di 50 cent/litro e circa un raddoppio dei costi per i riscaldamenti a gas.

Si prospetta dunque una transizione ecologica a suon di tasse “verdi”, divieti e obblighi da parte dell’Ue che, dopo aver inculcato il peccato originale del debito, farà la stessa cosa con le emissioni di CO2 in nome di una rinnovata austerità, invocata questa volta a salvezza del pianeta. Mutando irreversibilmente le abitudini dei cittadini europei, per i quali le alternative disponibili ai combustibili non ci sono o sono assai costose.

Riccardo Natale



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