Massa, 4 feb – Aveva deciso di non lavarsi più, esercitando una forma di protesta contro la pena che stava scontando nel carcere in cui era detenuto. Quando le due guardie carcerarie hanno cercato di lavarlo contro il suo volere, il senegalese protagonista di questa vicenda è esploso in un accesso di rabbia mandandoli entrambi al pronto soccorso. 



Miasmi pestilenziali

E’ successo il giorno 2 febbraio, all’interno del carcere di Massa: il senegalese, affetto da conclamate patologie di natura psicologica stando a quanto riportato da “La Nazione”, aveva deliberatamente deciso di non lavarsi più per inscenare una forma di contestazione. La situazione si stava protraendo da giorni, perché il senegalese, con i suoi miasmi pestilenziali, stava rendendo la vita degli altri detenuti un vero e proprio inferno. Tanto da convincerli a rivolgersi alle guardie penitenziarie, manifestando il loro disagio e chiedendo che venissero presi dei provvedimenti nei confronti dell’africano.

Doccia coatta

Persino il medico del carcere, allarmato per il potenziale rischio igienico-sanitario, aveva deciso di intervenire per porre fine alla protesta del senegalese. Aveva quindi stabilito di sottoporre ad una doccia coatta lo straniero, chiedendo pertanto agli agenti di polizia penitenziaria in servizio di intervenire. Un intervento che è costato più di dieci giorni di prognosi a entrambe le guardie carcerarie impegnate nell’operazione: l’extracomunitario, infatti, si è ribellato violentemente al lavaggio coercitivo provocando lesioni al volto e al ginocchio ai due agenti.

La denuncia del sindacato

“La gestione dei reparti detentivi aperti che arriva a coprire quasi l’intera giornata dimostra tutti i suoi limiti ed è fallimentare per l’amministrazione penitenziaria”, ha dichiarato a margine della vicenda Pasquale Tutino, responsabile Osapp del carcere locale. “Un’altra aggressione ai danni dei colleghi che lavorano alla casa di reclusione di Massa: nel divincolarsi dagli agenti intervenuti, il detenuto avrebbe reagito con pugni e calci, ferendone due che si sono poi fatti refertare al Noa con una prognosi superiore a 10 giorni. Insomma sono sempre gli agenti di polizia penitenziaria che lavorano nelle sezioni detentive a pagare le spese di questa gestione”, conclude.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. mettetelo in una cella singola con un tavolaccio,un wc,
    una lampadina e il cibo passato sotto la porta…e niente altro:
    poi dimenticatevelo fino all’ultimo giorno di pena:
    se sopravvive ci penserà bene,prima di tornare in galera
    e anche di fare altre sparate,a rischio di cumulare altri anni di galera.

    siamo sempre lì:
    il carcere DEVE ESSERE PUNITIVO,per i pregiudicati:
    perchè quello rieducativo costa…
    e nove volte su dieci è così leggero che non serve a nulla.

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