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Roma, 22 mar – L’Italia chiama, gli imprenditori rispondono. Da Berlusconi a Ruffini di Moncler, da Tronchetti Provera ad Agnelli, da Doris a Barilla e Caltagirone, così le storiche famiglie dell’industria italiana hanno messo da parte qualsiasi tipo di divergenza per unire le proprie forze e raccogliere un bel gruzzolo da destinare alla lotta al coronavirus. Oltre cento milioni di euro. Coi dieci milioni donati da Berlusconi, nell’ex Fiera di Milano potranno essere installati 400 postazioni per i malati. Dunque quei soldi servono, ne serviranno anche altri, ma intanto è una boccata d’ossigeno proveniente da soggetti che non hanno di certo l’obbligo di contribuire di tasca propria alla creazione di strutture sanitarie. Le chiacchiere stanno a zero, ma non per tutti.



Sul Fatto quotidiano del 18 marzo scorso, l’articolo sulle suddette donazioni inizia così: “Anche i ricchi piangono, e dopo che hanno pianto donano. In un Paese già stremato dalla grande evasione fiscale, all’improvviso industriali, palazzina e munificissimi imprenditori scoprono la solidarietà”. Di Berlusconi, col quale il quotidiano diretto da Travaglio ha un rapporto piuttosto burrascoso, si parla definendolo ovviamente “evasore fiscale” per la vicenda giudiziaria che vide il Cavaliere condannato mentre i dirigenti delle sue aziende che firmavano i bilanci neanche presenti nelle carte del processo. Il tutto, ovviamente, dopo aver versato nella sua vita da imprenditore qualche miliardo di euro di tasse. Ma niente è sufficiente: le tasse sono bellissime e da queste parti se fai fortuna e ti arricchisci devi espiare delle colpe astratte quanto infinite. La beneficienza non ti salva, perché si tratta sicuramente di un’escamotage per comprarti il paradiso, mentre i poveracci sono condannati all’inferno dell’indigenza dal padrone aguzzino.

Si tratta della lunga tradizione marxista che ha gettato le basi, in Italia, del maggior partito comunista d’occidente e ha concimato proficuamente le radici sociali e culturali che ancora oggi avvelenano il dibattito. Nel grillismo manettaro questa ideologia ha trovato una facile sponda, sebbene l’inconsistenza dei burocrati alla Di Maio o alla Casalino stia emergendo in tutta la sua oscenità. E comunque più in generale in tutti i movimenti di girotondi attorno al mondo che da trent’anni nascono per denunziare la rapacità dell’uomo bianco occidentale e muoiono dopo essersi ingrassati di soldi pubblici o di pubblicità private. Greta Thunberg, non a caso, ha già registrato il proprio marchio. I girotondini di vent’anni fa, oggi succhiano dalla tetta di Stato, che si tratti di professori sessantottini o di magistrati rossi militanti.

Il pauperismo ai tempi del coronavirus

I due Francesco, d’Assisi e dall’Argentina, hanno, ognuno a modo proprio, esteso questo pauperismo rosso alla dottrina cristiana lasciando intendere che il buon cristiano debba adorare la miseria e deprecare la ricchezza, sebbene le vesti rosse di Gesù Cristo se le spartirono i soldati ai piedi della croce.

Bergoglio, abdicando ai simboli in oro massiccio che la Chiesa tramanda da secoli, si è distaccato dalla filosofia ratzingeriana per propagandare il culto degli altri mondi, della povertà africana e della miseria terzomondista che renderà vergine questa Europa malata. Non a caso, il gesuita Bartolomeo Sorge se ne è uscito con un tweet fondamentalmente stupido di questo tenore: “Sfido chiunque a negare il fatto che la diffusione del virus in Italia sia comunicata non da un porto riaperto ma dalla Regione più ricca”, ribadendo quindi che l’invasionismo terzomondista è un valore da accogliere a braccia aperte e che una qualche entità celeste sta facendo pagare alla Lombardia la sua prosperità. Sono evidentemente farneticazioni attribuibili ad un ubriaco, fatto sta che si tratta dell’Italia che, affrontando un’emergenza unica nella storia, con la sua opinione pubblica infilza con lo spillone del buonismo straccione chiunque viva nell’agio facendo impresa privatamente.

Tomaso “con una emme” Montanari ovviamente si è unito al coro becero indignandosi contro Berlusconi. E, per non perdere il filo, si tratta del solito Montanari del sul Fatto Quotidiano qualche giorno fa scriveva che l’emergenza dovrebbe farci rivedere il nostro consumismo.

Questi moralisti stanno rosicando perché i loro bersagli sono nuovamente in grado, con un grande slancio di altruismo e senso della realtà, di mettersi al servizio del bene comune molto più di quanto facciano i loro editoriali intrisi dell’astio e delle scemenze già viste. Quel denaro sarà come sempre lo sterco del diavolo, ma ad oggi è merda che salverà delle vite.

Lorenzo Zuppini



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2 Commenti

  1. Il POVERELLO d’ Assisi , in realtà , non ha MAI regalato nulla di suo ,
    ma i danari di suo padre, Pietro di Bernardone, ANCORA IN VITA ed in ATTIVITà , buttò nel cesso un patrimonio che NON gli apparteneva , se non , forse in FUTURA eredità . Da dividere col fratello .

    Il padre GIUSTAMENTE lo portò in tribunale , diseredandolo di quanto
    rimasto , e cercando di recuperare il maltolto …..
    e segretamente pensando fosse PAZZO , farlo arrestare per farlo rinsavire ….. al suo posto l’ avrei pure menato ……
    puoi buttare la TUA paghetta NON i miei soldi …..

    Vai , vendi tutto quello che HAI , e vieni con me ,
    quello che HAI , non quello che appartiene ad ALTRI !!!!

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