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Roma, 22 mar – Non si può ridurre tutto alla smania dei grandi annunci, alla comunicazione social, a qualche follower in più, per alimentare uno smisurato quanto ridicolo culto della personalità da parte del premier Giuseppe Conte, che si sente il Winston Churchill giallofucsia alle prese con l'”ora più buia” dell’Italia. La Nazione è alle prese con l’emergenza coronavirus, con centinaia di morti tutti i giorni e decine di migliaia di contagi. E non si può permettere un presidente del Consiglio inadeguato, circondato da ministri incompetenti se non ancora più pericolosi perché supinamente asserviti ai diktat Ue. Un premier che da solo, sul suo canale personale di Facebook, fa un discorso alla Nazione – pure in ritardo, peraltro – in tardissima serata per annunciare misure importanti e gravi. Come se tutti gli italiani avessero internet, fossero iscritti a Facebook e seguissero la pagina del premier. E avessero la voglia di aspettare un videomessaggio annunciato per le 22.45 e andato invece in diretta alle 23.25.



Meloni: “Metodi di comunicazione intollerabili, chiediamo chiarezza e serietà”

Come sottolinea Giorgia Meloni, sono ormai “intollerabili i metodi di comunicazione da regime totalitario utilizzati dal governo per l’emergenza coronavirus: dichiarazioni trasmesse in orari improbabili, con continui ritardi e attraverso la pagina personale di Giuseppe Conte su Facebook, come se in Italia non esistessero le Istituzioni, la televisione di Stato e la stampa“. “Tutto questo – lancia l’allarme la leader di Fratelli d’Italia – non fa che peggiorare il senso di insicurezza, ansia e incomprensione da parte di tutti noi. Gli italiani non sanno quali attività saranno aperte e quali chiuse domani, perché nessuno ha visto uno straccio di decreto. Non sanno nemmeno se devono andare al lavoro oppure no, se devono alzare la serranda della propria azienda oppure no. Ma che metodi sono? Non se ne può più! Chiediamo chiarezza e serietà“.

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Mentana boccia il premier: “Prima il decreto, poi il comunicato. Alla fine il discorso”

Anche Enrico Mentana critica l’improvvida uscita social del premier. “Non può essere tutto comunicazione – scrive il direttore del TgLa7 su Facebook -. Se un governo decide di bloccare la gran parte delle attività produttive, prima stende il provvedimento, poi dirama un comunicato stampa con gli elementi essenziali, da quando è in vigore lo stop e fino a quando, quali settori riguarda e quali invece no e perché. Poi, e solo dopo, arriva il discorso del premier, che spiega perché si assumono decisioni così gravi, cosa c’entrano con la lotta contro il contagio, e tutte le belle frasi che abbiamo ascoltato, per poi essere bersagliati (noi, perché il premier non ha voluto domande) dai quesiti di chi chiedeva se la sua attività sia essenziale o no…”. Poi il giornalista sottolinea l’ennesimo, pericoloso pasticcio a livello di comunicazione istituzionale: “Aggiungo, ora si viene a sapere che le misure entreranno in vigore solo lunedì. E allora che bisogno c’era di questa comunicazione emozionale a reti unificate?“. Sulla stessa linea Italia viva, che condanna l’attività social del premier: “Chiediamo che la comunicazione istituzionale di Palazzo Chigi sia più rigorosa. Dirette Facebook a reti unificate, senza domande, hanno stancato. Questa è una drammatica epidemia, non il Grande Fratello”.

L’elemento più grave, il fattore più preoccupante di questo uso istituzionale di un social straniero per un discorso alla Nazione da parte del presidente del Consiglio (in tardissima serata, senza un decreto in mano, senza che chi ha un’azienda o un’attività sapesse di che morte morire) è che – numeri alla mano – purtroppo chi sta rischiando di più, con l’epidemia di coronavirus, sono gli anziani. Che peraltro sono milioni e milioni (il 7,5% della popolazione italiana è composto da ultra 80enni). Ora veniteci a dire che i nostri nonni sono tutti navigatori provetti della rete e hanno un account su Facebook. E’ ovvio quindi che la mossa di Conte – nonostante la gravità estrema della situazione – sia volta banalmente ad incrementare i follower, i “Mi piace”. A questo siamo arrivati.

Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. Sempre vaffanculo Facebook e tutti i facebookinari che hanno ingenuamente delegato la loro libertà a un portale privato distante migliaia di km da casa nostra e di proprietà del solito ebreo sionista di merda!
    La colpa è di tutti.

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