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Pompei, 26 dic – Gli straordinari scavi di Pompei non cessano di regalare scoperte ed emozioni: nel cuore dei nuovi scavi riaperti nell’ambito del progetto di restauro e manutenzione della Regio V, ha rivisto la luce un termopolio in perfetto stato di conservazione.

A Pompei riaffiora un termopolio affrescato

Meraviglia nella meraviglia, al di là del perfetto stato di conservazione, le decorazioni che ornano il rinvenimento. Come l’immagine di una ninfa marina che cavalca un destriero circondata da altri animali, il tutto con colori accesi e sgargianti, talmente vivi da lasciare una sensazione di tridimensionalità.

Ritrovati residui di cibo

Oltre al valore artistico della scoperta archeologica, emergono inoltre un particolare di puro valore storico: il ritrovamento, cioè, di residui fossilizzati di cibi. Testimonianza di una sorta di passione per uno street food antesignano degli abitanti di Pompei, i quali erano soliti pasteggiare all’aperto. Gli specialisti del parco sono già all’opera per verificare se questa scoperta potrebbe rivoluzionare o modificare in parte le nostre conoscenze sulle usanze alimentari degli antichi Romani.

Un team interdisciplinare studierà il termopilio rinvenuto a Pompei

«Oltre a trattarsi di un’ulteriore testimonianza della vita quotidiana a Pompei, le possibilità di analisi di questo Termopolio sono eccezionali». Così ha dichiarato Massimo Osanna, Direttore Generale ad interim del Parco archeologico di Pompei. «Per la prima volta si è scavato un intero ambiente con metodologie e tecnologie all’avanguardia che stanno restituendo dati inediti». All’opera è un team interdisciplinare composto da «antropologo fisico, archeologo, archeobotanico, archeozoologo, geologo, vulcanologo: alle analisi già effettuate in situ a Pompei saranno affiancate ulteriori analisi chimiche in laboratorio per comprendere i contenuti dei dolia (contenitori in terracotta)».

Altri ritrovamenti

Ulteriori rinvenimenti, cronologicamente precedenti rispetto a quello del Termopolio, sono stati una cisterna, una torre piezometrica per la distribuzione dell’acqua e una fontana. Tutte le strutture sono localizzate vicino la bottega già ben nota per l’affresco di gladiatori colti nel momento dei giochi. Tra Termopolio e bottega sembrano emergere non episodiche connessioni, posto che oltre alla Nereide a cavallo in ambiente marino, sull’altro lato emerge quella che sembra essere la insegna della bottega.

Affreschi e scheletri (anche umani)

Oltre alle già citate illustrazioni artistiche sono emerse nature morte e scene di animali macellati, che con tutta probabilità erano poi posti in vendita nella bottega. Non a caso sono emersi frammenti e scheletri e ossa di animali all’interno dei recipienti dislocati nel bancone. Tra queste spiccano un gallo e un cane al guinzaglio, il quale ultimo sembra riecheggiare una sorta di messa in guardia, come il celebre Cave Canem.

Sono state inoltre rinvenute anche ossa umane, all’interno di cunicoli le cui fattezze sono però state evidentemente alterate nel corso dei secoli da tombaroli e ladri di reperti.

Una grande attrazione per i cittadini del tempo

Nello stesso Termopolio emerso a Pompei sono stati rinvenuti materiali da trasporto, come anfore, due fiasche, una patera bronzea, una olla comune da mensa. L’intera pavimentazione è rivestita da una strato di cocciopesto, un rivestimento in frammenti di terracotta, al cui interno in alcuni punti si innestano dei marmi policromi. I termopoli, il cui nome greco indica un locale ove consumare cibi e bevande specialmente calde, erano molto diffusi nel mondo romano.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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