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Roma, 26 dic – Non hanno decisamente portato bene al presidente ucraino Volodymyr Zelensky le dichiarazioni di qualche mese fa sulla Bielorussia nelle quali si augurava una “nuova Maidan”, ovvero un colpo di Stato come quello del 2014. Il nome “Maidan” – indipendenza in lingua ucraina – viene della piazza centrale di Kiev teatro delle proteste e dei violenti scontri che hanno portato alla destituzione dell’ex-presidente filo-russo Viktor Yanukovych. La profezia però gli si è rivolta contro ed oggi a dover fare i conti con una seconda Maidan – ribattezzata “Maidan fiscale” – è proprio lui stesso.

La rivolta di commercianti e Pmi

Da giorni la Verkhovna Rada, il parlamento ucraino, è assediato da commercianti e piccoli imprenditori. Protestano contro i provvedimenti economici del governo in quella che viene già chiamata la “Maidan Fiscale” (Налоговый Майдан).

Con la scusa della lotta all’evasione fiscale l’esecutivo vorrebbe infatti mettere le mani nelle tasche di negozianti e piccole imprese, già stremate dalla crisi conseguente al Covid. I manifestanti chiedono di essere ricevuti dal governo per concordare un piano di riforme che preveda semplificazione burocratica, condono fiscale e allentamento delle misure di lockdown.

Un comico in declino

La protesta si inserisce in un quadro politico che vede il presidente ucraino ed il suo partito Servo del Popolo mai così deboli. Le promesse elettorali tradite sulla lotta alla corruzione e la pace in Donbass, unite al dilettantismo amministrativo e all’incapacità di radicarsi sul territorio, hanno portato ad una sonora sconfitta nelle recenti elezioni amministrative di ottobre.

Per rimanere in sella l’ex-comico si è deciso a scendere a compromessi con oligarchi e vecchie élite politiche, le stesse che in precedenza dichiarava di voler “far arrestare”. Secondo un sondaggio dell’istituto di ricerca Razumkov Centre il 42% degli ucraini definisce Zelensky come “delusione dell’anno”, mentre nel 2019 il 46% lo aveva eletto come “politico dell’anno”.

Chi c’è dietro alle proteste della “Maidan fiscale”?

La “Maidan fiscale” nasce, a differenza del 2014, come civica e priva di interferenze esterne. Ovviamente è destinata a confrontarsi con il mondo della politica.

Secondo alcuni fonti giornalistiche a voler mettere il cappello sul movimento sarebbe l’ex-presidente Petro Poroshenko. Uno dei volti principali della protesta, Sergei Dorotich, sarebbe infatti un suo uomo di fiducia. Il piano del leader di Solidarietà Europea, figura estremamente controversa per le accuse di corruzione e la cattiva gestione del conflitto in Donbass, sarebbe quello di destabilizzare attraverso pressioni di piazza il governo. Costringendo Zelensky alle dimissioni e tornare al comando sfruttando le sue forti relazioni con Ue e, soprattutto, Stati Uniti.

Lorenzo Berti

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1 commento

  1. Cominciamo con il chiarire che gli affitti dei negozi (non proprio splendidi) è pari ad un negozio di zona semicentrale di Milano, altrimenti gli oligarchi non affittano e vendono loro con personale pagato miseramente in base al venduto. Le apparecchiature sono perlopiù di importazione, resti di magazzino che si pagano a caro prezzo! Circa gli alimentari importano il peggio distribuendo in supermarket dai nomi altisonanti contro la discreta produzione locale che viene ghettizzata, sminuita e repressa con la scusa del decoro (si vergognano dei mercatini popolari vecchia maniera, di contadini, anziani, gente che cerca di arrangiarsi alla bene e meglio…).
    Le buone aziende locali se le sono pappate e modificate ad hoc.
    Come al solito la questione fiscale è l’ ultimo dei problemi; potrà sembrare strano ma è proprio così.
    “Maiali” e ignoranti spadroneggiano. La droga avanza. Gli Usa controllano il digitale…

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