Roma, 2 dic — La scure censoria di Facebook si abbatte sul profilo di Filippo Facci per un post sul caso di Greta Beccaglia, la cronista sportiva di Toscana Tv palpeggiata lo scorso sabato da un tifoso dell’Empoli. Sulla piattaforma di Zuckerberg il giornalista di Libero polemizzava sull’eccessivo, surreale clamore mediatico creato intorno al caso, criticando l’atteggiamento da «vittima di violenza» assunto dalla Beccaglia. «Uheila, come va? Sono Topo Gigio. E questa è una vittima di molestie sessuali», questo il testo del post corredato da una foto della cronista.

Facebook censura Facci

Lo stesso post di Facci è finito ieri nella bufera, entrando per alcune ore nei trending topic di Twitter. Forse per intervento divino del sacro algoritmo di Facebook, forse per un’azione di segnalazione congiunta partita da molti (e soprattutto molte) di coloro che si sono sentiti offesi dalle parole del giornalista, il post è sparito e il profilo di Facci ha subìto una sospensione di una settimana. “Facebook mi ha sospeso per una settimana per via del post sottostante. Io me ne fotto. Ma voi almeno – sapete di chi parlo – siete contenti?», questa la reazione del giornalista su Twitter.

Non è la prima volta

«Non è la prima volta che mi sospendono da Facebook», ha poi spiegato all’Ansa senza scomporsi. «Poi spesso cambiano idea e mi riammettono. Quando provo a pubblicare un post mi appare la scritta che un contenuto pubblicato da me non rispetta le normative Facebook e che il blocco sarà attivo per una settimana. C’è un modo di opporsi, ci ho provato ma arriva una risposta automatica secondo cui per l’emergenza covid potrebbero non rilevare la mia richiesta. È tutto surreale, perché basta una singola persona che segnala a determinare il mio blocco. La sospensione avviene sempre sulla base di segnalazioni, basta cliccare un bottoncino».

Senso del ridicolo e conformismo

Per Facci esiste un problema di «senso del ridicolo» e di «conformismo straordinario: non so se per via del logaritmo che usa Facebook o per intervento umano. Devo dire che questo è il blocco più ridicolo che abbia ricevuto, perché la sospensione non è dettata dall’effettiva gravità dell’argomento ma dalle reazioni suscitate. “Blocchiamo tutto per evitare guai”, mi pare questo il ragionamento di Facebook. Poi eventualmente dopo quello del logaritmo c’è un intervento umano».

Ma Facci non intende fare dietrofront sulla questione «pacca sul sedere», che a suo avviso «non può essere considerato un episodio di violenza tale da intestarsi una battaglia contro la violenza per tutto il genere femminile. Su Repubblica ho trovato scritto in un articoletto in basso che un’assessora è stata picchiata dai no vax in treno. Questo episodio ha avuto uno spazio infinitesimale, molto meno dell’episodio della giornalista, ma quella è violenza. Quindi, come ho scritto su Twitter, mi sono autodichiarato sessista per chiuderla lì».

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Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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