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Milano, 29 mar – Chi a marzo 2020 sosteneva che sarebbe andato «tutto bene» e che «ne usciremo sicuramente migliori» aveva bevuto qualche spritz casalingo di troppo mentre alle 18 cantava affacciato sui balconi: il metro di quanto è andata bene lo misura, nella sua semplice banalità, il cartello apparso sulla porta di un condominio di Rozzano (Milano). «Attenzione, ci sono positivi nel condominio, massima cautela».

Il cartello da peste manzoniana

A metà tra la «X» manzoniana sulle case dei morti di peste e la scritta «don’t open, dead inside» che appariva nella serie The Walking Dead: così si presenta l’avviso apposto da un anonimo e zelante condomino per segnalare la presenza di una povera famiglia costretta all’isolamento domiciliare. «Siamo ripiombati al tempo della peste», denuncia sui social network Nadia Andrisolo, vice presidente dell’associazione Multisolidarietà. «Cartelli di questo tipo non sono legali».

«Aspetto la striscia rossa di vernice alla porta», aggiunge Nadia Andrisolo, anche lei evocando atmosfere seicentesche. C’è un serio problema di privacy non rispettata alla base del gesto di apporre un cartello recante quel tipo di scritta. Ma ormai anche gli ultimi refoli di buon senso e parvenza di umanità subiscono sublimazione da parte del «bene supremo», cioè la «sicurezza» dal virus, nel nome della quale è deformata ogni etica.

La legge condanna il gesto

La legge, peraltro, parla chiaro. «La persona positiva del Covid-19 non è tenuta a comunicarlo all’amministratore, né ai singoli condomini; di conseguenza, anche l’amministratore, in caso di conoscenza “informale” di un caso di Covid-19, non è tenuto a darne diffusione del condomino contagiato agli altri condomini. In caso contrario, l’amministratore si esporrebbe ad eventuali conseguenze: azioni risarcitorie da parte della persona positiva al Covid- 19 e una sanzione da parte del Garante per trattamento illecito dei dati personali». Proprio per questo, la famiglia vittima della delazione avrebbe deciso di presentare una denuncia contro ignoti.

E ovviamente c’è chi è favorevole alla delazione

Grande classico dell’era della covidiozia, c’è chi plaude al gesto. «Mettere un cartello fuori dove viene indicato che ci sono stati casi Covid nel palazzo, non rende untori quelli che purtroppo sono stati positivi — commenta qualcuno — ma dà la possibilità a chi entra in quel palazzo di ricordarsi di proteggersi, a maggior ragione se vi sono stati positivi a prendere l’ascensore o sui corrimano delle scale». Ed eventualmente munirsi di scafandro e respiratore con bombole, perché no. Dagli all’untore!

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

4 Commenti

  1. A stretto rigore linguistico e lessicale in quell’avviso non c’è delazione, non si accusa e non si denunzia nessuno.
    Si avverte di prendere delle ulteriori precauzioni.
    Chi ha scritto ed apposto quel cartello va solo ringraziato.

    • E magari lo ha scritto pure chi è contaminato? Pensiamo se lo facessero tutti… nel paese sempre più caratterizzato da sole targhe-scudi.

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