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Roma, 8 giu – I danni del coronavirus non si quantificano solo nei decessi e nello stato di salute di quei pazienti guariti dalle forme più virulente di Covid-19, che soffriranno vita natural durante degli effetti dell’infezione; con lo scemare dell’epidemia e l’avanzare della fase 2 i medici iniziano, infatti, a stilare un consuntivo dei danni psicologici prodotti dagli effetti combinati dell’isolamento, dei lutti, dello stato generalizzato di ansia e incertezza per il futuro provato durante il lockdown. Persino il tipo di comunicazione utilizzato dalle istituzioni per informare ogni giorno i cittadini è stato deleterio per la nostra psiche.

Il risultato sono gli effetti «fantasma», come il disturbo post traumatico da stress, di cui nessuno parla ma con i quali le strutture ospedaliere iniziano a fare i conti. E per gli operatori sanitari ci sarà da rimboccarsi le maniche. Ne è convinto Fabrizio Pace, psicologo e psicoterapeuta impiegato presso l’Hospice Zaccheo di Casale (Alessandria). Pace, insieme con l’Associazione Vitas, durante il periodo di emergenza da Coronavirus era impegnato a supportare psicologicamente non solo i pazienti ricoverati e i contagiati, ma anche a chi era rimasto a casa in isolamento a convivere con la paura dell’epidemia.

La crisi sanitaria, insomma, non è finita. Le ripercussioni psicologiche e la conseguente ricaduta sociale peseranno ancora per molto. Lo psicologo racconta, in un’intervista a La Stampa, le criticità riscontrate durante l’epidemia e le paure per il futuro. «C’è stata una grande ondata di pazienti che chiedevano aiuto, perché devastati da questo momento. E chi era già compromesso dal punto di vista psicologico si è ulteriormente aggravato – ricorda Pace. – Allo stesso tempo, ho riscontrato quasi una sorta di menefreghismo nei confronti del Coronavirus in chi si trovava già in fase di fine vita: questi pazienti sapevano di dover morire presto, per cui non erano minimamente spaventati dall’epidemia».

Gli anziani, i maggiormente colpiti dal virus, avranno però ripercussioni psicologiche «meno gravi di quelle sui giovani. Nessuno è indenne, ma gli anziani hanno fatto la guerra e la fame, il loro spirito di sacrificio è ben diverso da quello delle nuove generazioni, che non conoscevano certe situazioni».

E qui Pace punta il dito contro il linguaggio utilizzato dalle istituzioni: «In ogni caso avremmo potuto proteggere di più gli anziani e con una comunicazione più corretta». Tanti gli errori secondo lo psicologo: «Innanzitutto le comunicazioni che, se fossero state date al mattino e non alla sera, sarebbero state più facilmente digerite. L’allarmismo eccessivo a fine giornata ha causato un blocco della parte emotiva del cervello che non ha mai avuto il tempo di elaborare le notizie, provocando un’eccessiva paura in chi le accoglieva», illustra Pace. Lo Stato, consegnandosi nelle mani dei virologi, ha snobbato gli psicologi, «gli esperti della comunicazione per eccellenza. Allo stesso modo, anche il mancato saluto funebre avrà ripercussioni importanti, per non parlare del fatto che, se io dottore posso stare vicino a un paziente affetto da Coronavirus fino all’ultimo istante, con le protezioni necessarie dovrebbe avvenire la stessa cosa per i familiari che vogliono salutarlo». Infine, «il fatto che tanti cittadini si siano sentiti responsabili e talvolta colpevolizzati dalle istituzioni» rappresenta per Pace «un altro gravissimo errore della comunicazione».

Cristina Gauri

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