Parma, 6 apr — Denunciata e condannata a un mese e venti giorni di carcere per aver rimproverato troppo aspramente un gruppo di alunni che avevano imbrattato con le feci i bagni di una scuola elementare. E’ capitato a un’insegnante di Parma, chiamata a rispondere del reato di «abuso dei mezzi di correzione». Oltre alla condanna — con beneficio della sospensione condizionale e della non menzione — la donna dovrà coprire le spese processuali.

Imbrattano il bagno con le feci, ma a pagare è la maestra

I fatti sono avvenuti quattro anni fa, nella primaria dell’istituto comprensivo di Fornovo Taro (Parma). La sventurata protagonista, all’epoca 60enne, era stata chiamata come supplente in quinta elementare. Quella mattina una bidella era piombata in classe fuori di sé, sgridando a gran voce gli alunni perché qualcuno aveva lordato i muri dei bagni maschili con delle feci. Un comportamento bestiale, indegno: comprensibile quindi la reazione dell’inserviente.

Nonostante la lavata di capo i bambini non avevano battuto ciglio, e anzi, alcuni, contravvenendo all’ordine della maestra di restare seduti al loro posto, si erano incolonnati in direzione del bagno per osservare il misfatto. A quel punto, la supplente sostiene di avere richiamato tutti all’ordine minacciando di raccontare tutto alla preside, cosa che poi non ha fatto. E forse l’errore sta proprio in quel ripensamento…

L’accusa 

I bambini tornano a casa e dicono di essere stati ricoperti d’insulti. Uno racconta di essere stato strattonato dall’insegnante. La denuncia dei genitori, più oltraggiati dai due urlacci dell’insegnante che non dal gesto dei figli, è partita immediatamente. La richiesta della difesa di assolvere la supplente a causa delle testimonianze contraddittorie fornite dai bambini è caduta nel vuoto. Anche il rappresentante della pubblica accusa, il pm Massimiliano Sicilia, aveva chiesto l’assoluzione «perché il fatto non sussiste». Nulla da fare: il giudice ha ritenuto che la maestra abbia esagerato nel redarguire i bambini.

Dura la reazione del sindacato Gilda degli Insegnanti di Parma e Piacenza, secondo cui la donna è stata condannata «semplicemente perché si è comportata come ogni adulto di buon senso avrebbe fatto: dopo che una collaboratrice scolastica si era lamentata che i bagni erano stati imbrattati di feci, la maestra, come suo dovere, ha redarguito i ragazzi», puntualizza il coordinatore del sindacato Salvatore Pizzo. 

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. Quando un bambino sporca con le feci è un segno di protesta, maleducato fin che si vuole, ma pur sempre protesta. Non tutti mettono sotto il giornale come qualcuno di mia conoscenza!

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