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Ferrara, 26 mag – “Uno dei soldati del Califfato è riuscito a posizionare ordigni esplosivi in mezzo a un raggruppamento di crociati nella città britannica di Manchester. Per chi venera la Croce e i loro alleati il peggio deve ancora venire”. Le parole con cui lo Stato Islamico ha rivendicato l’attentato di Manchester, come abbiamo detto, lasciano sgomenti per l’assurdità di cause e conseguenze implicite. Uno sgomento che Luigi Negri, arcivescovo emerito della diocesi di Ferrara-Comacchio dal 15 febbraio (dopo essersi ritirato per “raggiunti limiti di età” ed esser stato sostituito in tempi record da papa Francesco con il cinquantaseienne Giancarlo Perego, non a caso direttore della fondazione Migrantes), ha espresso con parole sicuramente forti. Del resto, quello che “Repubblica” ha definito l’ “arcivescovo reazionario”, docente di Teologia e Filosofia all’Università Cattolica di Milano, nominato arcivescovo di Ferrara-Comacchio nel giugno 2011 da papa Benedetto XVI, non è esattamente in armonia con i toni dell’attuale vescovo di Roma, con il quale diverse volte è entrato più o meno indirettamente in contrasto. E la stessa nomina per sostituirlo è stata, ad esempio secondo “Il Foglio“, una vera e propria “scelta di rottura”.

Così, anche le sue parole sull’attentato di Manchester, contenute in un articolo scritto per “La Nuova Bussola Quotidiana“, hanno fatto come al solito discutere: “Siete venuti al mondo, molte volte neanche desiderati, e nessuno vi ha dato delle «ragioni adeguate per vivere», come chiedeva il grande Bernanos (scrittore cattolico nazionalista, militante di Action Française, morto nel ’48, ndr) alla generazione dei suoi adulti. Vi hanno messo nella società con due grandi princìpi: che potete fare quello che volete perché ogni vostro desiderio è un diritto; e l’importanza di avere il maggior numero di beni di consumo”. “Siete cresciuti così – prosegue -, ritenendo ovvio che aveste tutto. E quando avevate qualche problema esistenziale – una volta si diceva così – e lo comunicavate ai vostri genitori, ai vostri adulti, c’era già pronta la seduta psicanalitica per risolvere questo problema. Si sono solo dimenticati di dirvi che c’è il Male. E il Male è una persona, non è una serie di forze o di energie. È una persona. Questa persona s’è acquattata lì durante il vostro concerto. E l’ala terribile della morte che porta con sé vi ha ghermito”.

Parole di quelle che non si usano più, che a torto possiamo pensare intendano sminuire il valore di quelle vite. Obiettivo di Negri, al contrario, sembra invece essere quell’assenza di identità che infiacchisce l’Europa ed alla quale probabilmente attribuisce una dose di responsabilità per queste tragedie. Poi, senza peli sulla lingua, il passaggio ‘incriminato’: “Io spero che almeno qualcuno di questi guru – culturali, politici e religiosi – in questa situazione trattenga le parole e non ci investa con i soliti discorsi per dire che «non è una guerra di religione», che «la religione per sua natura è aperta al dialogo e alla comprensione». Ecco, io mi auguro che ci sia un momento silenzioso di rispetto. Innanzitutto per le vostre vite falciate dall’odio del demonio, ma anche per la verità. Perché gli adulti dovrebbero innanzitutto avere rispetto per la verità. Possono non servirla ma devono averne rispetto”. Secondo Negri, dunque, girare intorno al concetto di scontro religioso, di fronte a terroristi che, pur non rappresentando l’intera comunità islamica, combattono in nome del loro credo contro fantomatici ‘crociati’ è pura ipocrisia. Non sarà il tentativo di rifiutare il problema ad eliminarlo: del resto, non c’è dubbio che i terroristi islamici ci muovono una guerra di religione, né questo implica che la nostra risposta debba essere una “crociata” religiosa contro di loro.

Distante dalla retorica bergogliana, pur negli eccessi tradizionalisti, ha comunque il merito di un certo coraggio: non ha trascurato le versioni complottiste sollevate da Trump sulle le dimissioni di papa Benedetto XVI; non ha ritenuto opportuno lo snobismo papale in merito ai “dubia” sollevati da alcuni cardinali sull’enciclica di Francesco “Amoris Laetitia” (“avere dubbi è sacrosanto, considerare la loro sollevazione come un delitto di lesa maestà è sintomo di debolezza, sarei tentato di dire di regime”); ha contestato l’assegnazione a due ‘preti di strada’ delle arcidiocesi di Bologna e Palermo; si è detto fermamente contrario alla partecipazione degli islamici alle funzioni cattoliche; il 23 maggio 2015, ha invitato l’arcieparca di Mossul dei Caldei in esilio ad una veglia per i morti dovuti all’occupazione dell’Isis; il 15 agosto 2015 a mezzogiorno, unico in Italia, ha fatto suonare le campane ‘a morto’ per ricordare i martiri di Mossul.

“Ho contribuito alla ripresa dell’impeto evangelico e missionario e ho ridato al popolo cristiano coscienza di sé: con me è finita la Chiesa del silenzio“, ha dichiarato nella stessa intervista in cui ha spiegato: “Il papa è il papa ma un conto è il Magistero papale, manifestato e comunicato in generi letterari che la Chiesa, in duemila anni di storia, ha individuato, sostenuto e difeso; altra cosa sono tweet, telefonate o i pourparler“. Le chiacchiere e i buonismi sterili decisamente non fanno per lui, che dopo la strage di Manchester, ha osservato pungente: “Non dimenticheranno di mettervi sui marciapiedi i vostri peluche, i ricordi della vostra infanzia, della vostra prima giovinezza. E poi tutto sarà archiviato nella retorica di chi non ha niente da dire di fronte alle tragedie perché non ha niente da dire di fronte alla vita“.

Emmanuel Raffaele

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